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«Un giocoliere delle parole che incantava grandi e piccoli»

Martina Riccò
«Un giocoliere delle parole che incantava grandi e piccoli»

Scrittore, poeta e regista  Pietro Formentini è morto sabato all’età di 82 anni «Se n’è andato tristemente si sentiva dimenticato»

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Martina Riccò

BAGNOLO

«Un giocoliere delle parole, un uomo colto e ironico, capace di affascinare grandi e bambini». Così Pina Tromellini, scrittrice e pedagogista reggiana, descrive Pietro Formentini, scomparso sabato pomeriggio all’età di 82 anni. Bagnolese d’origine, e fino ai suoi ultimi giorni legatissimo a Bagnolo, Formentini è stato protagonista della cultura reggiana e non solo. Ha lavorato infatti in tutta Italia e molto all’estero, dove è stato particolarmente apprezzato. Laureato in lingue e letterature straniere, ha dedicato tutta la vita alle parole. Ha scritto decine di poesie e racconti per ragazzi, è stato regista teatrale, radiofonico e televisivo. Come autore radiofonico ha vinto due Premi Italia, due Prix Monaco, un Premio Uer, e il Radiomeeting Westdeutschen RundfunkKoln. Per quanto riguarda la produzione per bambini, da ricordare “Favolina di Scimmia”, “Robot Nella Foresta-Bosco”, “Storia Della Casa Che Voleva Cambiar Casa” e “Pescetopococcodrillo”, poi trasformato per la televisione. Era un volto noto anche per tanti studenti reggiani avendo curato, per molti anni, il laboratorio “Il Teatro delle Pagine” per le superiori.

Ma la sua carriera artistica non basta a ricordare l’uomo. Formentini era generoso e disponibile, sensibile e accorto. «Prima di trasferirsi in casa di riposo – racconta Luciano Casoli della biblioteca Rosta Nuova – ha donato alla biblioteca tutti i suoi libri». Il suo grande cuore, però, era ferito. «Si sentiva dimenticato – racconta chi l’ha frequentato in questi ultimi anni – escluso ed emarginato dalla vita pubblica e culturale di Reggio». «L’ultima volta che l’ho visto – racconta Pina Tromellini – mi aveva fatta ridere con delle storie sui bagnolesi che furono. Si poteva usarle per una sorta di Spoon River, magari una performance itinerante… ma lui era già molto abbattuto e demoralizzato. Mi ripeteva che nessuno lo cercava più». Una delle sue ultime apparizioni in pubblico risale a quattro anni fa. «Dopo averlo conosciuto per caso in una libreria – racconta Marco Cosentina, docente di storia e filosofia al liceo Ariosto Spallanzani – l’ho invitato a tenere un laboratorio nella scuola elementare in cui all’epoca insegnavo. Lui non solo ha accettato subito ma si è anche impegnato, molto generosamente, per aiutarmi a progettare il percorso. Grazie a quell’esperienza ho potuto conoscerlo meglio. Sono andato spesso a casa sua e lì ne ho scoperto la dimensione più intima. La sua casa sembrava un vascello pirata: densa di vita, piena di oggetti provenienti dai luoghi più disparati, oggetti che non erano merci ma carichi di vissuto ed esperienza». Formentini era così: fine intellettuale, professionista rigoroso, artista creativo e originale. «I bambini pendevano dalle sue labbra – ricorda Cosentina – grazie a lui sperimentavano il buono potente della parola, imparavano a costruire orizzonti di senso, ma lui non si poneva mai come esperto, diceva di essere un semplice cantore della parola. Aveva una brillante e raffinata ironia, un guizzo di energia che scintillava in quegli occhi azzurri sempre velati, però, da una patina di riservata malinconia. Al termine del laboratorio i bambini, che si erano affezionati tantissimo a lui, hanno voluto andare sotto casa sua, al Gattaglio, a Reggio Emilia, per salutarlo. Pietro si è affacciato al balcone, da sotto c’è stata una ovazione. Voglio ricordarlo così». —

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