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Nannini ora sforna occhiali e visiere per proteggere medici e infermieri

Enrico Lorenzo Tidona
Nannini ora sforna occhiali e visiere per proteggere medici e infermieri

L’azienda reggiana produrrà migliaia di pezzi per la sanità «Richieste dai vigili del fuoco: così ci siamo ingegnati»

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

«Ci ha bussato alla porta dell’azienda un vigile del fuoco per chiederci se avevano dei dispositivi di protezione contro il virus perché non riuscivano più a trovarne. Ma noi facciamo occhiali e non era il nostro campo specifico. Ma abbiamo provato comunque a costruire qualcosa per aiutarli e alla fine ci siamo riusciti». Inizia con questa premessa il racconto di Davide Degl’Incerti Tocci, titolare della reggiana Nannini Italian Quality insieme al socio e direttore commerciale Alberto Gallinari. I due giovani imprenditori in pochi giorni sono riusciti a realizzare occhiali e visiere protettive anti-Coronavirus in grado di non appannarsi e comode da indossare. Veri e propri presidi ospedalieri che saranno prodotti dalla Nannini insieme all’impresa bolognese Raleri, entrambi specializzati nella produzione e commercializzazione di occhiali protettivi.

Dalla loro partnership è nata l’idea di progettare gli speciali dispositivi «con materiali di prima qualità e anallergici, per aiutare chi sta combattendo l’emergenza sanitaria» fanno sapere gli imprenditori coinvolti a loro volta nella ormai lunga serie di riconversioni aziendali o di linee di produzione che sta investendo non solo le aziende reggiane visti i fermi produttivi delle merci “tradizionali” e l’impennata della domanda per occhiali, gel, mascherine e ventilatori.

Già ieri sono partite le prime consegne della Nannini ad alcuni ospedali dall’Emilia-Romagna grazie a una prima produzione di 900 occhiali protettivi al giorno - che diventeranno 3.500 da metà aprile - e quasi 2.000 visiere. Per supportare e collaborare allo sviluppo del progetto sono stati coinvolti anche la Regione, Unindustria Reggio Emilia, Confindustria Emilia-Romagna e il Tecnopolo Biomedicale di Mirandola che ha certificato il prodotto, che verrà venduto a pochi euro al pezzo. Un nuovo esempio del sodalizio emiliano già testato con la massiccia produzione di mascherine iniziata dalla Nuova Sapi di Casalgrande seguendo il medesimo schema di collaborazione. «Il nostro margine di guadagno è risicato, l’importante ora era intervenire per soddisfare queste richieste legate alla salute di chi è in prima linea» hanno spiegato ieri mattina gli imprenditori durante la videoconferenza di presentazione nella sede reggiana degli Industriali dove il presidente Fabio Storchi li ha premiati con un riconoscimento. «A distanza di una sola settimana presentiamo un nuovo progetto industriale per l’emergenza - ha detto Storchi - La priorità è conciliare le azioni di contrasto con risposte sanitarie adeguate a salvaguardia anche delle aziende del nostro sistema produttivo che rappresentano un pilastro. I numeri del contagio ci preoccupano e le morti ci addolorano. La risposta che diamo come mondo produttivo è l’esempio della consapevolezza che abbiamo rispetto all’emergenza sociale. Le imprese non si tirano indietro. Sapete che fare insieme è il mio slogan preferito ma è davvero un elemento propulsivo».

«Ieri la produzione di mascherine alla Nuova Sapi ha già superato i 150mila pezzi al giorno - annuncia con una punta d’orgoglio Filippo Di Gregorio, direttore di Unindustria che sta tenendo le fila di tutti i progetti - 100mila vanno alla sanità regionale. Poi una quota consistente finirà anche alle farmacie comunali e dirette alle aziende. Sappiamo che c’è richiesta ma in questo momento la priorità è la sanità. Anche i ragazzi della Nannini hanno mostrato coraggio, conoscenza e attenzione del territorio. Ora abbiamo altri 5-6 progetti in cantiere che speriamo possano prendere piede nei prossimi giorni».

I processi di conversione sono andati a buon fine in pochi giorni anche perché partono da aziende che già in origine si occupano di prodotti similari. La Nannini, ad esempio, nasce nel 1954 come produttore di maschere protettive da moto. Negli anni successivi si evolve sino ai giorni nostri: oggi l’azienda propone al mercato una gamma completa di occhiali premontati da lettura, e occhiali in acetato, suddivisi in tre brand. La bolognese Raleri nasce invece nel 2008 per sviluppare lenti elettro-attive e materiali ottici innovativi ad alto contenuto tecnologico. Negli anni l’azienda innesta il processo di ricerca e sviluppo nella produzione, sia utilizzando marchi di proprietà che in conto terzi, immettendo sul mercato un mix di prodotti che spazia da linee di occhialeria tradizionale ad articoli tecnici come le visiere anticondensa o la maschera per il rugby.

Le loro conoscenze si sono fuse per produrre ora gli occhiali per la sanità che sono riutilizzabili più volte prima di essere sostituiti. —

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