A Reggio 2.500 aziende vogliono restare aperte «Allora sarà sciopero»
Dalla prefettura via libera alle prime 75 che hanno presentato l’autocertificazione Ma è scontro con i sindacati. Bosco (Cgil): troppi hanno già scordato l’emergenza
REGGIO EMILIA
Secondo la Uil regionale sono 2.500 le aziende reggiane che vogliono lavorare in deroga allo stop imposto dal decreto per arginare il Coronavirus. Due giorni fa la prefettura di Reggio ha dato i primi 75 via libera. Soprattutto Pmi ma non mancano le grandi imprese.
Resta l’ammontare delle richieste: un’enormità rispetto alle previsioni, secondo i sindacati locali, che annunciano battaglia parlando di una forzatura da parte di alcuni imprenditori che troverà come riposta lo sciopero. «Martedì abbiamo avuto un incontro in prefettura: sembra un libera tutti – tuona il segretario della Cgil di Reggio Ivano Bosco –. In tre giorni siamo passati dalla consapevolezza che chiudere era una misura dolorosa ma necessaria per limitare i contagi alla scomparsa di quel sentimento da parte di troppi che cercano ora scorciatoie. È un atteggiamento sbagliatissimo e poco responsabile da parte di molte aziende. Noi non vogliamo affossare economia e il lavoro: dietro le imprese c’è l’occupazione ma bisogna ripartire in modo sicuro. Prima di tutti c’è il diritto alla vita e alla salute. Il numero di richieste è debordante. Tutti facciamo sacrifici, anche i lavoratori che sono in cassa integrazione. Se ci sono palesi violazioni si farà sciopero. Chiediamo poi attenzione per cooperative sociali e altri che, nonostante la loro volontà, sono a corto di dispositivi».
«Non va bene, così i furbi faranno scuola – taglia corto anche Simone Vecchi, segretario della Fiom di Reggio –. Il rischio di aperture senza controllo da lunedì tramite il meccanismo del silenzio assenso basato sull’autocertificazione alla Prefettura, renderebbero vane le iniziative del Governo per tutelare la salute dei cittadini». Anche per i lavoratori si tratta infatti di un “libera tutti” suonato dalle imprese che aprirebbe però uno scontro sociale in città, inatteso dopo i tanti accordi sulle casse integrazioni trovati sul territorio, e «che di certo non finirà brevemente – annuncia il sindacalista delle tute blu – facciamo appello alla responsabilità delle imprese a non utilizzare strumentalmente i codici Ateco dei propri clienti per riaprire attività che per primi i loro dipendenti sanno non essere essenziali in questo momento. La salute prima di tutto». Ci sarebbero già le prime richieste di rientro al lavoro per dopo domani per riattivare la macchine in attesa della ripresa produttiva a ritmo quasi pieno da lunedì. I sindacati sono pronti alla rottura: «Se chi deve non lascia i lavoratori a casa lo faremo noi con lo sciopero» dice Vecchi.
Sotto la lente ci sono infatti i cambi di codice Ateco, quelli che inquadrano l’attività dell’azienda e in base ai quali il governo ha tracciato il perimetro su chi svolge attività essenziali che devono proseguire e chi invece si deve fermare. Possono ad esempio proseguire i magazzini ricambi dei trattori su richiesta, ma i trattori di per sè non si costruiscono fino a nuovo ordine, come in Landini, 1.300 addetti che ne impiega ora solo una decina per i ricambi.
In Emilia-Romagna sono in tutto 16mila le richieste di deroga. Prima per richieste è la provincia di Modena con 4.000 domande, seguita da Bologna (3.300) mentre Reggio Emilia è terza con le sue 2.500 richieste. E qui sta il secondo problema: la Prefettura sembra ormai soverchiata dalla nuova e complessa incombenza, dovendo in prima persona verificare le giustificazioni iscritte nell’autocertificazione dalle migliaia di aziende che hanno chiesto la deroga. Un super lavoro che viene svolto anche con l’aiuto delle parti sociali, tra le quali però il vento sembra ora essere girato anticipando tempesta. Ben sotto le duemila richieste ci sono poi le altre province come Parma (1.450), Piacenza e Ravenna (1.300 ciascuna), Ferrara (1.100), Forlì-Cesena (650) e Rimini (380). «I dati sono in aggiornamento costante e sono drammaticamente destinati a crescere. Comprendiamo le aziende che cercano lo spiraglio della deroga per cercare di riprendere la produzione e dare così un primo timido segnale di ripartenza, ma, sul fronte della sicurezza dei lavoratori, tutto ciò ci preoccupa fortemente», spiega il segretario regionale della Uil, Giuliano Zignani. «Purtroppo sono in crescita costante le richieste di deroga ai codici Ateco inviate, dalle imprese ai prefetti dell’Emilia-Romagna, per poter riprendere la produzione», nota il leader Uil facendo i conti: «Un superlavoro per le prefetture, già sotto pressione nel gestire l’emergenza da Covid 19. L’economia ristagna e allargare le maglie sembra la via più veloce. Ma non è così». —
Enrico Lorenzo Tidona
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