«Anche nell’emergenza le donne sono più esposte»
Papaleo (Cisl) interviene nel giorno della parità salariale: «Rappresentano il 70% degli operatori sanitari esposti al contagio»
REGGIO EMILIA
Nei paesi evoluti nessun contratto di lavoro pubblico o privato può ammettere diversità retributive fra uomini e donne a parità di qualifica. Tuttavia di fatto la differenza di genere esiste, data la difficoltà femminile di arrivare ai livelli medio-alti delle carriere professionali.
I sindacati ne hanno rinnovato la denuncia celebrando ieri l'Equal day, la giornata della parità salariale.
La Cisl, poi, sottolinea che la pandemia in corso rischia di aggravare il problema, poichè le donne hanno meno risorse per affrontarne le pesanti conseguenze economiche, devono aggiungere al lavoro il carico familiare e rappresentano il 70% degli operatori sanitari direttamente esposti al contagio.
Era stata la Commissione Europea a istituire nel 2018 l'Equal pay day, la giornata della parità retributiva, scegliendo la data del 3 novembre. L'Equal day è stato fatto cadere quest'anno al 31 marzo poichè le donne devono continuare il lavoro per altri tre mesi per ricevere la medesima retribuzione complessiva che gli uomini riscuotono nei dodici mesi precedenti. In realtà in Italia la differenza salariale è meno accentuata.
L'Eurostat ha calcolato che arrivi solamente al 5,2% contro il 16,2% della media europea, benchè ciò dipenda anche dal minore tasso di occupazione femminile. Proprio nel nostro paese, peraltro, grava sulle spalle delle donne un’emergenza sanitaria particolarmente acuta. Sono le conseguenze dell’isolamento sociale imposto in Italia e in diversi altri paesi.
«Avendo le donne – scrive Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl Emilia Centrale – posizioni spesso poco retribuite, precarie e informali rispetto ai colleghi uomini, ne deriva che abbiano minori scorte cui potere attingere in questo momento e pure minori garanzie quando lentamente torneremo alla normalità».
È da aggiungere, a suo parere, il maggiore carico di lavori domestici e accudimento familiare dovuto alla segregazione in casa delle famiglie intere e alla chiusura di asili nido e scuole.
Inoltre «a fronte di servizi sociali sovraccarichi in alcune zone italiane c’è un rischio di minori attenzioni pre e post parto».
Nè è da sottovalutare il possibile aumento della violenza fra le mura domestiche. «Chiediamo alle donne – conclude la segretaria Cisl Emilia Centrale – di segnalarci le disparità di genere. Quindi ci rivolgiamo alla politica e al mondo delle imprese affinché possano essere adottate le migliori azioni per contrastare questi fenomeni, come l’attuazione dello smart working». —
L.S.
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