Gazzetta di Reggio

Reggio

ieri in aula 

Magistrati e avvocato con la mascherina per la direttissima

T.S.

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Con guanti, mascherine e giuste distanze per evitare i rischi da contagio, ecco che anche una direttissima si complica. Al tempo del Coronavirus tutto diventa più macchinoso e con qualche ostacolo in più. L’imputata – la colf ucraina 37enne Iryna Demydenko, attualmente disoccupata – ha ammesso sommariamente l’attività di spaccio connessa al consumo personale di droga, ma poi è stata vaga nel rispondere alle domande del giudice Silvia Guareschi sulla detenzione e vendita degli stupefacenti, con qualche “non ricordo” di troppo. L’avvocato difensore Giuseppe Caldarola, a fine-udienza, ritiene questa reticenza determinata da ben precisi fattori: «L’interrogatorio della mia assistita – spiega – è stato preparato in maniera approssimativa, innanzitutto per le condizioni contingenti legate a mascherina e distanza che non aiutano certo nella comunicazione, inoltre ho potuto consultare gli atti d’indagine solo all’ultimo minuto. Difficoltà all’interno della strategia difensiva che non hanno permesso all’imputata di poter evidenziare alcuni aspetti».

Per la 37enne il giudice Guareschi ha disposto l’obbligo di dimora e di questa vicenda se ne riparlerà in aula a metà luglio.

I carabinieri, coordinati dal pm Laura Galli, sono convinti che la disoccupata ucraina sia velocemente subentrata nel “giro” di droga del vicino di casa, in quanto quest’ultimo era stato incastrato dagli inquirenti alcuni giorni prima. I militari sono tornati in quella via di Coviolo lunedì pomeriggio, in seguito alle segnalazioni dei cittadini che riferivano di strani movimenti riconducibili sempre ad un’attività di spaccio. Intorno alle 17 i carabinieri appostati hanno visto arrivare un uomo in bicicletta e dalle ampie vetrate dell’abitazione hanno notato la 37enne che prendeva un involucro da quelle che poi si sono rivelate travi in legno del soffitto. Ne era seguito un breve scambio, Iryna ha accompagnato alla porta l’uomo che si è allontanato.

Sentitosi braccato dagli investigatori, lo sconosciuto acquirente si era liberato di un involucro, poi rivelatosi una dose di coca. A quel punto è scattata la perquisizione nella casa della donna: sopra la trave c’era un pacchetto di sigarette contenente 12 dosi di “polvere bianca”, altre 5 dosi le hanno trovate nell’abitazione, inoltre nella borsetta all’ingresso c’era un sacchetto di marijuana. Per non parlare del bilancino di precisione, due cellulari e soldi in contanti. —

T.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google