Gazzetta di Reggio

Reggio

Ida e Augusta salvarono Gombio sgridando i soldati in tedesco

Adriano Arati

Arrivate dalla Germania coi mariti reggiani, riuscirono a scongiurare un eccidio come quello di pochi giorni prima a Cervarolo

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CASTELNOVO MONTI

Ancora una volta col pensiero alle tedesche che salvarono Gombio. La giornata odierna rimanda la memoria collettiva a 76 anni fa, ad una delle storie più belle e peculiari vissute nel territorio reggiano durante la seconda guerra mondiale: quella di Ida e Augusta, due donne tedesche arrivate a Gombio di Felina negli anni ’30 dopo aver sposato due uomini originari della zona. Il 3 aprile 1944, Augusta Ludäscher e Ida Roser riuscirono a impedire che il paesino di Gombio, borgo nella vallata che da Villaberza scende verso il Tassobbio e verso Trinità, diventasse il luogo di una nuova stage nazista, come quelle di Cervarolo o della Bettola, per restare nella nostra provincia. Salvarono gli abitanti con il loro coraggio, sgridando in tedesco i giovani soldati che stavano saccheggiando la zona all’interno di un’operazione di rappresaglia.

Stupiti dai rimproveri nella loro lingua madre, i militari chiamarono il loro comandante, che trattò con le due connazionali. Alla fine, le truppe della terza compagnia della divisione Hermann Göring della Luftwaffe di stanza a Casalecchio di Reno – gli stessi “specialisti” protagonisti dell’eccidio di Cervarolo pochi giorni prima – se ne andarono senza sterminare tutti gli abitanti. Cinque morti vi furono, catturati e fucilati sul vicino monte della Battuta, ma la rappresaglia avrebbe potuto avere conseguenze molto più pesanti, senza l’intervento di Ida e Augusta.

Di solito quel momento viene ricordato con cerimonie ufficiali sul luogo delle uccisioni e in paese; la quarantena pubblica ha fatto saltare anche questo appuntamento, ancora ben presente nella memoria collettiva di chi a Gombio ha vissuto, fra cui i discendenti delle due donne. Oltre che immortalata, negli anni, da un testo di Arturo Bertoldi e da una canzone di Max Collini e Jukka Reverberi. Si torna quindi al 3 aprile 1944, quando le truppe tedesche che occupavano l’Italia del Nord effettuano un rastrellamento nella vallata di Gombio. I soldati catturarono Mario Ferrari, Ettore Ferrari, Nello Maroni, Ulievo Ferrari e Giovanni Albertini. I primi tre vengono fucilati sul monte della Battuta, dove ora si trovano tre cippi. Ulievo Ferrari e Albertini, rimasti feriti, riescono a scappare. Sul luogo arriva anche il parroco di Villaberza, don Battista Zini, che cerca di salvare l’agonizzante Ettore Ferrari. E per questo viene arrestato. I soldati scendono poi verso Gombio, e il rischio di un massacro è alto. Uno dei giovani militari nazisti entra in una casa, trova una frittata calda, del pane fresco e si mette a mangiare, quando viene interrotto da un severo rimprovero in tedesco. Basito, di fronte le compare una connazionale, la 63enne Augusta. Assieme all’amica Ida, con cui aveva lasciato la Germania per Gombio, riesce a intavolare una trattativa. Con coraggio e determinazione, riescono a convincere il comandante dell’azione di rastrellamento a risparmiare i residenti di Gombio. Senza quell’intervento, le vittime sarebbero potute essere decine. Nel dopoguerra, l’eco della vicenda non ha mai trovato troppa risonanza. Ida e Augusta sono morte nei decenni successivi, ricordate solo da una lapide. Dagli anni ’90 ad oggi, la storia è stata approfondita, progressivamente, rintracciando testimoni diretti, come il partigiano Elio Fracassi, e coinvolgendo i nipoti delle due donne. I “Sentieri Partigiani” di Istoreco hanno fatto tappa diverse volte a Gombio, dove assieme agli abitanti sono stati organizzati diversi momenti pubblici, capaci di radunare persone interessate a quelle giornate – e soprattutto a quelle protagoniste – così particolari. Figlie, loro come i loro mariti, delle turbolenze dell’Europa a cavallo fra ‘800 e ‘900. Narciso Piazzi e Narciso (o Arciso, i documenti non sono chiari) Scarenzi erano due giovani di Gombio andati a Berlino alla ricerca di lavoro. Là avevano conosciuto Augusta Ludäscher, nata nel 1881 a Mannheim, e Ida Roser, nata nel 1985 ad Angelroda. Le due coppie si erano sposate ed entrambe, autonomamente, avevano costruito le loro vite insieme in varie città tedesche. E sempre in Germania sono nati i vari figli avuti da Augusta e Narciso e da Ida e Arciso. Quando la pesantissima recessione che precede la prima guerra mondiale inizia a creare forti difficoltà economiche, entrambi i nuclei tornano a Gombio. Non è un’avventura facile, ovviamente. Differenze linguistiche, Italia e Germania nemiche in guerra. Ma passa tutto, passa il fascismo, arriva un nuovo conflitto, arriva l’occupazione. E arrivano pure le truppe naziste. Due donne sanno affrontarle. —

Adriano Arati

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