L’allarme della Cna «Un aiuto alle imprese contro i falsi insoluti»
Reggio Emilia
«Faremo di tutto per monitorare il problema, innanzitutto aderendo al movimento #iopagoifornitori e promuovendolo tra i nostri associati. Ma anche questo non basta: abbiamo deciso di posticipare la scadenza dei pagamenti per le commesse di 30 giorni, dal 2 maggio al 1 giugno 2020. Un modo concreto di aiutare le nostre imprese, senza interrompere il flusso finanziario necessario a garantire il corretto funzionamento della struttura e il pagamento dei nostri dipendenti». Uno degli effetti dell’emergenza è l’aumento a dismisura degli insoluti: si stima che oscillerà attorno al 60% la percentuale di fatture non pagate alle piccole imprese, che si aggiunge al problema del calo del fatturato.
In molti casi questi mancati pagamenti sono giustificati da effettive difficoltà, ma ci sono anche coloro che ne approfittano della situazione, nascondendo la volontà di non pagare i propri fornitori.
«Quella degli insoluti – dice Giorgio Lugli, presidente Cna Reggio – è una brutta abitudine italiana che oggi diventa particolarmente grave. In questa situazione, però, le iniziative di moral suasion, ad esempio il circuito alimentato sui social #iopagoifornitori, non bastano più. Serve una stretta anche legislativa di fronte a comportamenti che non possono essere giustificati da una lettera scritta in un bell’italiano forbito ad anticipare la sospensione dei pagamenti. Perché con queste lettere, che ormai abbondano, non si pagano né i dipendenti, né le bollette. È necessario verificare l’effettiva situazione di difficoltà finanziaria e punire i furbetti di turno».
Il modo, secondo Cna, c’è. Verificare il bilancio precedente per valutare lo stato di salute dell’azienda che non paga, quindi analizzare la sussistenza dell’effettiva difficoltà valutando il rapporto tra fatture emesse e crediti; quando si muove oltre parametri definiti, si possono prevedere sanzioni per alimentare un fondo con il quale sostenere la liquidità aziendale. «Lo Stato ha i sistemi per valutare queste condizioni – aggiunge Lugli – che, al di là della loro funzione punitiva, possono contribuire a costruire una cultura della correttezza commerciale».—
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