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L’industria ceramica chiede di sbloccare le spedizioni

Adr.Ar.
L’industria ceramica chiede di sbloccare le spedizioni

Lo stop forzato fa soffrire il settore attorno al quale orbitano migliaia di famiglie L’appello dei politici, ma anche degli imprenditori: «Riapriamo i magazzini»

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Missione riapertura. Negli ultimi giorni il mondo ceramico reggiano-modenese, in gran parte costretto alla pausa forzata dopo l’ultimo decreto sull’interruzione delle attività produttive considerate non essenziali, è in agitazione per gli attuali sviluppi del mercato di settore.

Le ceramiche emiliane in questo momento sono ferme e non stanno completando gli ordini – in Italia ma soprattutto all’esterno – già confermati e già realizzati, i pallet sono già pronti ma non possono essere consegnati al cliente. Al contrario, i concorrenti stranieri possono invece inviare i loro prodotti anche in Italia, soddisfacendo alle richieste di chi ha necessità urgenti in questa fase, per cantieri aperti e opere pubbliche o per le strutture tenute aperte perché parte delle filiere necessarie al sostentamento alimentare o alla salute pubblica.

Il risultato è una sorta di squilibrio competitivo: le aziende estere possono continuare a offrire le loro proposte mentre quelle dei vari distretti ceramici emiliani – quello sassolese e quello imolese-faentino in primis – sono impossibilitati a muoversi. Il rischio, nel medio periodo, è di perdere consistenti porzioni di clientela e di mercato. Chi in questo momento necessariamente si rifornisce altrove potrà creare nuovi rapporti che taglierebbero fuori le numerose ceramiche emiliane. La richiesta che arriva da più parti è quella di intervenire sul blocco delle spedizioni, per consentire di inviare a disposizione gli ordini già completati e imballati.

In questo modo, si potrebbe arginare l’emorragia. Confindustria Ceramica si è rivolta a diversi prefetti – principali rappresentati dello Stato sul territorio, deputati a valutare le richieste di deroga alla chiusura delle aziende – perché il trasporto merci torni ad essere possibile.

La produzione di linea per ora rimane sospesa, l’obiettivo sarebbe riattivare magazzini e linee di collegamento. La mobilitazione coinvolge tanti fronti. Un appello in questo senso è arrivato dai sottosegretari al ministero dello Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella e Alessia Morani così come dal segretario della Lega Matteo Salvini. Il parlamentare reggiano Andrea Rossi, ex sindaco di Casalgrande, si è attivato in questo senso con una lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. «Nel rispetto del Protocollo ministeriale per la sicurezza nelle aziende dei lavoratori in accordo tra Governo, imprese e sindacati, ho richiesto di porre particolare attenzione a quello che è un problema di competizione internazionale delle spedizioni», spiega.

Al di là delle prese di posizione politiche, il tema è delicato e cruciale per il futuro. In questa fase, il rispetto delle norme sanitarie di sicurezza comporta una inevitabile stretta, ma i timori sono per il futuro. Dopo mesi di mancati incassi, una sofferenza del settore ceramico potrebbe avere conseguenze pesantissime per decine di migliaia di persone, quelle che gravitano attorno al distretto reggiano-modenese sul Secchia.

Fra addetti delle realtà produttive e l’enorme indotto costruito nei decenni, una fetta abbondante della popolazione locale è collegata ai destini delle piastrelle del comprensorio del Secchia. —

Adr.Ar.

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