Gazzetta di Reggio

Reggio

I Sindacati metalmeccanici scrivono a Storchi 

«No a riaperture unilaterali: serve un accordo quadro»

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REGGIO EMILIA

«Aprire tutte le aziende da lunedì significa chiedere ai lavoratori di correre un rischio, e questo rischio va limitato e ridotto al minimo. Utilizzare in modo distorto i codici Ateco dei clienti rischia di aprire una voragine nelle misure governative di contenimento del contagio. Per evitare uno scontro sociale in città è necessario il dialogo. Per questo prima di mandare le autocertificazioni alla Prefettura è necessario il confronto sindacale con i lavoratori, i delegati, il sindacato». Lo dichiarano i segretari di Fim Fiom e Uilm provinciali Giorgio Uriti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla. Lo fanno a margine dell’invio di una lettera inviata ieri al presidente di Unindustria Reggio Emilia, Fabio Storchi e ai suoi dirigenti, vista la mole di richieste di deroga all’ordine di chiusura per tutte le attività per arginare il Coronavirus, tranne quelle considerate essenziali. La Uil regionale ha parlato di 2.500 richieste di deroga e riapertura a Reggio mentre fonti della Prefettura parlano di 1.100 finora. Comunque un’enormità per i sindacati, metalmeccanici in primis, che rappresentano la più grande fetta di imprese e lavoratori in provincia.

Nella lettera, quindi, i sindacati propongono un accordo quadro provinciale da applicare in ogni azienda con la previsione della convocazione delle Rsu presenti in azienda prima di qualsiasi comunicazione alla Prefettura. Una sorta di filtro che alleggerisca intanto la Prefettura dall’incredibile mole di verifiche sulle richieste di deroga autocertificate , lasciando alle parti una prima verifica evitando lo scontro sociale. «In questo confronto riteniamo necessario che le rappresentanze dei lavoratori possano avere cognizione di queste informazioni, nell’ottica della massima trasparenza e responsabilità reciproca» scrivono. Propongono infatti di sapere in premessa quale sia la volontà di continuazione/apertura di attività o di sua estensione, le motivazioni alla base di questa volontà, in particolar modo le filiere considerate essenziale in cui l’azienda avrebbe l’obbligo di fornire la propria attività/prodotto al fine di garantire i settori farmaceutici/sanitari/alimentari. Qual è il numero di addetti e le funzioni eventualmente coinvolte in questa attività. Quali sono i tempi, relativamente alla realizzazione/consegna di quegli ordini specifici e qual è la comunicazione che si vuole inviare alla Prefettura di Reggio. «Il medesimo tipo di confronto riteniamo corretto mettere in campo in futuro, quando eventualmente dovesse essere superata la distinzione tra attività essenziale/attività non essenziale, per calibrare la progressiva ripresa delle attività nel massimo rispetto della salute dei lavoratori con l’obiettivo complessivo della riduzione dei rischi di contagio da Covid-19».

Questo perché «in questa fase, che durerà ancora diverse settimane - avvertono i sindacalisti - riteniamo corretto e responsabile che le imprese diano la priorità al rapporto con i propri dipendenti, attraverso i loro rappresentanti e solo successivamente valutino la comunicazione nei confronti della Prefettura esprimendo la volontà di riprendere o continuare l’attività produttiva. Auspichiamo che la progressiva riapertura delle attività avvenga senza atti unilaterali da parte delle imprese, senza scorciatoie legali che mettano i lavoratori e i loro rappresentanti di fronte a dati di fatto a cui poter rispondere inevitabilmente solo con ulteriori atti unilaterali». Oltre alla sottoscrizione dell’accordo quadro di livello territoriale, i sindacati fanno una raccomandazione a chi ha già presentato in Prefettura la volontà di riprendere le attività produttive: «Evitino atti unilaterali che oggettivamente oggi faremmo fatica a comprendere e che sicuramente non verranno condivise». —

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