Quando il dolore si trasforma in musica: "Stay at home e andrà tutto bene"
Il brano è di Claudio Lacava, professore di musica che ha appena perso suo papà per colpa del Covid-19: «Ho voluto scrivere una canzone ironica per far capire alle persone che devono rimanere a casa per evitare di contagiare e contagiarsi»
REGGIO EMILIA. "Stay at home e andrà tutto bene", ovvero una canzone ironica per far capire alle persone che devono rimanere a casa per evitare di contagiare e contagiarsi.
Parole e musica sono di Claudio Lacava - cantante, musicista, compositore, ma anche attore, regista e professore di musica - che per colpa del Covid-19 ha perso suo papà.
«Oggi mio padre ci ha lasciati - scriveva Lacava sul suo profilo Facebook il 17 marzo - una delle tante vittime che il coronavirus sta mietendo in tutta Italia, in particolare nelle ex "zone rosse"... Ti domandi se tutto questo sia giusto, se è giusto che una persona muoia senza ricevere una benedizione, con i parenti che non hanno potuto assisterlo e non sapendo se e quando riceverà una degna sepoltura, insomma, un numero in questo triste elenco... Non è mia intenzione fare del terrorismo, ma ribadisco con forza, soprattutto ai giovani: "Atteniamoci scrupolosamente a quanto ci hanno indicato, non esistono persone immuni; gli altri siamo noi e l'Italia deve dare una risposta forte e chiara a quei Paesi, i cui capi di stato e primi ministri, credono di essere invincibili!».
Dopo aver condiviso il proprio dolore per dissuadere le persone ad uscire di casa, l'istrionico professore ha deciso di usare anche l'umorismo. Condito, ovviamente, con la sua amata musica: «Oh baby, ti ricordi quella volta che tossisti e io ti disti (l'errore è voluto, ndr) gentilmente: Cara la mia baby, metti la tua mano davanti a quella cacchio di bocca, altrimenti molto presto a me mi tocca», inizia la canzone.
E poi via, di virùs in virùs, in un turbinio di gesti pericolosi e proibiti - starnuti in faccia, abbracci, baci passionali - fino a che il povero ingnorantello che sbaglia i verbi si ammala. La colpa è tutta della «capessa della untrici» che fregandosene delle regole va in giro a infettare tutto il mondo? Chissà. Ma: «Andrà tutto bene. Tu dicevi: Lo sai, andrà tutto bene, non ti ammalerai, andrà tutto bene, tesoro mio, che i virùs li terrò solo io».
La musica, nel mentre, si fa sempre più malinconica, e l'assolo di sax sembra puntare dritto al cielo.
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