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la testimonianza 

«Quante cose ti dovremo raccontare piccolo Edoardo...»

M.R.
«Quante cose ti dovremo raccontare piccolo Edoardo...»

L’avventura di Elena  «Prima la sospensione della partoanalgesia poi la paura che Dario non potesse stare con me» 

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REGGIO EMILIA

Un’avventura lo è sempre, ma partorire ai tempi del Coronavirus lo è ancora di più. Ne sa qualcosa Elena Baccarini, che il primo aprile, prima dell’alba, ha dato alla luce il suo Edoardo.

Ventisei anni, infermiera, Elena ha affrontato con il pancione – e il suo immancabile sorriso – le difficoltà che il Covid-19 ha disseminato lungo la strada: le visite fuori dall’ospedale, al padiglione Bertolani, per motivi di sicurezza; il fatto che il suo compagno, Dario Tarasconi, non potesse accompagnarla; il corso pre-parto che si è interrotto al terzo appuntamento. «Ero spaventata dal parto – ci racconta al telefono mentre è ancora ricoverata nel reparto di Ostetricia del Santa Maria Nuova – ma anche dalle varie normative che uscivano di settimana in settimana, sempre più stringenti: prima è stato detto che sarebbe potuto entrare in reparto solo un accompagnatore, poi che nemmeno i papà avrebbero potuto. Avevo paura che arrivassero a tenerli fuori anche dalla sala parto». L’ennesima prova è stata scoprire la sospensione della partoanalgesia: «Mentre ho saputo per tempo che Dario non sarebbe potuto restare in reparto con me e ho avuto modo di metabolizzare la cosa, ho scoperto della sospensione della partoanalgesia quasi per caso. E mi è venuto un colpo. Non ero sicura di volere l’epidurale, ma mi tranquillizzava l’idea di poterla chiedere. Invece...».

Invece all’alba del 31 marzo a Elena si rompe il sacco amniotico. Dario la accompagna in ospedale, superano i check point della misurazione della febbre, Elena viene ricoverata. Dopo essere stato un po’ con lei, Dario deve tornare a casa. «È stato stranissimo trovarmi da sola in reparto – ricorda Elena – c’era un gran silenzio, interrotto soltanto dal pianto di qualche bambino». Ora dopo ora, contrazione dopo contrazione, Elena viene portata in sala parto per un controllo. E Dario è lì. «Non ce la faceva più a stare a casa – racconta Elena, divertita – e si è presentato davanti alla porta. Visto che era una giornata tranquilla e non c’erano molte donne in travaglio, l’hanno fatto entrare e ci hanno lasciati in sala parto tutto il tempo. Meno male, perché a quel punto non ce l’avrei proprio fatta a vederlo andare via di nuovo».

Mentre ripercorre quei momenti indimenticabili, il piccolo Edoardo si sveglia e piange. Elena lo consola, già a suo agio nel nuovo ruolo di mamma. «Le ostetriche sono meravigliose – dice – ci aiutano tantissimo. Ma anche i medici e tutto il personale. Ci chiedono scusa se indossano la mascherina, sono dispiaciute di non farsi vedere interamente...». Elena coccola il suo piccolo e pensa a Dario, che a casa conta i minuti che mancano alla dimissione: «Per il momento si deve accontentare di fotografie, video e videochiamate», ride. Poi si rivolge al suo bambino: «Quante cose ti dovremo raccontare, Edoardo...». —

M.R.

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