«Reggio, un modello da esportare per curare i pazienti contagiati»
Grassi, segretario Fimmg: «Non ci saranno mai ospedali sufficienti se prima non si attiva il filtro delle cure primarie sul territorio»
L’INTERVENTO
EuRO GRASSI*
L’organizzazione delle cure primarie territoriali in provincia di Reggio sta ben rispondendo all’emergenza, detendendo l’accesso a pronto soccorso e ospedali e dando una risposta diretta dei medici di medicina generale ai cittadini sospetti o colpiti da Covid 19, ma non da ospedalizzare. Se questa modalità fosse estesa, avrebbe un grosso impatto e chiediamo che sia divulgata. Da circa dieci giorni, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) Reggio e il Dipartimento Cure Primarie Ausl, diretto dal dottor Mirco Pinotti, hanno prodotto e firmato accordi che prevedono: i medici di medicina generale fanno triage telefonico e danno terapie sintomatiche ai casi lievi, secondo indicazioni concordate anche con gli infettivologi; i medici di medicina generale inviano ad ambulatori Covid i casi da non inviare ai pronto soccorso, ma con sintomi persistenti.
Sono stati istituiti in 12 sedi Ausl sparse in provincia per dare una risposta vicino ai medici di medicina generale e ai cittadini, dove lavorano a turno medici di medicina generale e medici di continuità assistenziale volontari, bardati come nei reparti infettivi, coperti per le chiamate urgenti e le visite ambulatoriali dei loro assistiti dagli altri medici di medicina generale delle medicine di rete e di gruppo; negli ambulatori Covid il medico di medicina generale o il medico di continuità assistenziale visita, controlla la saturazione di ossigeno, può fare eseguire il tampone diagnostico, dare il Plaquenil che funziona benissimo contro il Covid 19 (specialmente se dato precocemente), presto anche una eco fast polmonare o inviare a Rx tac con percorso diretto i casi da accertare meglio, oppure chiama il 118 per i casi gravi da portare in pronto soccorso o in ricovero; per i casi di famiglie allettate, pazienti non trasportabili o per controllare pazienti dimessi da pronto soccorso o reparti ospedalieri, sono attivate le Usca, Unità Speciali di Continuità Assistenziale. Da noi però composte non solo da medici di continuità assistenziale, ma anche da medici di medicina generale. Anche in questo caso, il medico di medicina generale o il medico di continuità assistenziale, in massima protezione visita, consegna Plaquenil e prescrive terapie e accertamenti urgenti.
Il modello sta funzionando benissimo. In questo modo gli studi dei medici di medicina generale sono liberati dalle patologie infettive e possono riprendere a lavorare per appuntamento per le altre patologie, i cittadini Covid 19 hanno una risposta sia ambulatoriale che domiciliare, non intasano i pronto soccorso ed essendo terapizzati precocemente, facilmente non solo non vanno in terapia intensiva, ma hanno anche una precoce eradicazione del virus.
Questa organizzazione permette anche di concentrare i dispositivi di protezione individuale Ffp2-Ffp3, davvero scarsi per i medici di medicina generale, laddove servono. La cosa molto grave, infatti, e che ha portato a così tanti medici di medicina generale morti è l’applicazione da parte delle Regioni e Ministero delle istruzioni dell’Istituto superiore di Sanità, che affermavano che per i medici di medicina generale erano sufficienti le mascherine chirurgiche, che non proteggono affatto il medico dal paziente e non sono brevettate per questa indicazione, mentre occorrono almeno le Ffp2.
Da quattro giorni, lo dice anche l’Istituto superiore di Sanità che sono necessarie le mascherine Ffp2... con oltre due mesi di ritardo e a livello nazionale sono una trentina i medici di assistenza primaria morti, circa la metà esatta di tutti i medici deceduti! A Reggio abbiamo anche un protocollo a cui fare riferimento per gli ospiti delle Cra, Casa-residenza per anziani, con sintomatologia sospetta Covid, per i medici con incarico di Diagnosi e Cura o di Coordinamento delle Cra, anche di quelle con solo posti privati e non convenzionati, ma anche per tutti i medici di medicina generale che hanno propri assistiti nelle strutture per anziani. Si stanno valutando anche ipotesi di assistenza da parte di medici di medicina generale e di medici di continuità assistenziale presso una lungodegenza decentrata per Covid positivi, sempre a bassa intensità assistenziale, e l’assistenza in struttura residenziale per pazienti Covid positivi pauci-sintomatici, che non possono rientrare al proprio domicilio per motivi legati alle caratteristiche della loro abitazione e o del nucleo familiare. L’organizzazione delle cure primarie territoriali e la tutela dei medici di medicina generale e dei medici di continuità assistenziale con dispositivi di protezione individuale adatti per affrontare e vincere l’epidemia Covid 19 sono la cosa più importante e meno applicata in tutte le Regioni.
Non ci saranno mai ospedali e letti di terapie intensive sufficienti, se non si attiva il filtro delle cure primarie territoriali. Tutte le Ausl e le Regioni debbono fare tesoro della collaborazione progettuale e organizzativa integrata esistente da anni a Reggio fra l’Ausl e Fimmg e prevedere sempre almeno un medico di medicina generale nelle unità di crisi, per avere una reale percezione della situazione sui territorio. È importante diffondere per aiutare velocemente tutte le altre provincie. —
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