Sant'Anna, chiusa la terapia intensiva: «A che servono i respiratori?»
Castelnovo Monti, Bini frena le polemiche scrivendo dall’ospedale, dove è ricoverato per Covid-19. «Al Sant’Anna una sezione per lungodegenti ammalati di Coronavirus»
CASTELNOVO MONTI. Nella giornata di giovedì l’Ausl di Reggio ha comunicato la sospensione temporanea, fino al prossimo 4 maggio, dei letti di terapia intensiva dell'ospedale Sant'Anna, «in considerazione della situazione contingente di epidemia Covid 19, dello scarso indice di utilizzo di posti letto, della riduzione dell’organico medico a causa di una malattia, nonché della necessità di garantire la presenza di anestesisti e rianimatori nelle sezioni di Rianimazione e terapia intensiva Covid del presidio ospedaliero provinciale».
La decisione ha suscitato ovviamente molte reazioni negative e critiche tra i cittadini della montagna, ancora scottati dalla chiusura del servizio punto nascite due anni e mezzo fa. Il timore diffuso è che la riapertura anche di questo servizio non sia così certa. Ma c'è anche un altro motivo che ha fatto storcere il naso a parecchie persone: il fatto che nelle scorse settimane fosse stata lanciata, e avesse dato eccellenti risultati, una campagna per donare respiratori proprio al reparto di terapia intensiva del Sant'Anna per far fronte all'emergenza Covid, e che ora questo sforzo collettivo sarà di fatto meno utile (i respiratori resteranno comunque in dotazione al reparto, ma una volta superata l'emergenza ovviamente il loro utilizzo avrà un'importanza diversa).
Spiega uno dei cittadini che ha aderito all'iniziativa, Eros Tamburini, membro dell'associazione “Il cuore della montagna”: «La nostra associazione, insieme all’Atc4, ha contribuito all'acquisto di un respiratore donandolo esclusivamente all’ospedale Sant'Anna. Poi tante altre associazioni, Cieli Sereni, Progetto Nautilus, Vogliamo la Luna e Fondazione Don Zanni, si sono prodigate per donare altri due respiratori sempre a Castelnovo. Per la notizia della sospensione della terapia intensiva sono deluso. Stanno mortificando noi montanari».
Il sindaco Bini. A spiegare la situazione ci ha pensato il sindaco Enrico Bini, dal letto del reparto del Santa Maria Nuova dove è ricoverato, anche lui per Coronavirus, spiegando gli sforzi compiuti dall'Ausl in questo periodo ma anche dando un'immagine molto chiara di cosa significhi essere ricoverati in questo periodo.
«Vorrei spiegarvi perché i sindaci di questo territorio non intendono alzare, per ora, la voce su questa scelta – scrive Bini– Siamo sicuramente dispiaciuti per la chiusura temporanea dei tre letti di rianimazione. Però vorrei spiegarvi cosa sta facendo in questo periodo l'Ausl insieme agli amministratori e agli operatori: gestisce una zona Covid, con personale preparato e qualificato e anche preoccupato per le proprie famiglie. Lo ha spiegato anche Giorgio Mazzi, direttore della rete ospedaliera provinciale: a Castelnovo Monti è stata allestita una sezione per la lungo degenza dei pazienti Covid della montagna. Il nostro ospedale poi gestisce un pronto soccorso per tutti quelli che si presentano. Gestisce gli altri reparti non Covid come prima. Sia negli ambienti ospedalieri che sul territorio, insieme ai servizi sociali dell'Azienda e dei Comuni, lavora sugli anziani, sui disabili e le loro famiglie, per non farli sentire soli. L’Ausl è entrata, sempre coi nostri servizi sociali, nelle case di riposo gestite da privati supportando anche lì operatori bravissimi e spaventati. Si sta mettendo a punto e sarà pronto ad ore un sistema di intervento per dare i buoni spesa a chi ne farà richiesta».
«Niente polemiche». «Non facciamo polemica – prosegue il sindaco – in questo momento perché abbiamo un alto numero di cittadini ammalati, o in quarantena a casa, e altri che sono in reparti Covid, agli infettivi come sono io in questi giorni, o purtroppo in rianimazione. Vorrei, per esperienza diretta, spiegarvi come si trascorrono le ore da paziente in ospedale, per non dire i minuti. Ci si alterna tra momenti di gioia, di dolore, di speranza, di delusione, momenti di paura, momenti di preghiera. Si sta attenti a qualsiasi cambiamento minimo del proprio corpo. E si contano i giorni. Qui nel mio reparto, a Reggio, ci sono tanti cittadini della montagna ammalati, infermieri, qualche medico, anziani, giovani. Tutti sperano di uscirne presto. Qui scambi il giorno con la notte. Qui cerchi di leggere negli occhi degli infermieri reazioni per capire come va. Qui ci sono i medici che ogni giorno chiamano la tua famiglia per spiegare la tua situazione. A loro non possiamo che dire grazie. E dobbiamo comprendere l'esigenza di turnare le equipe e riorganizzare i servizi in questo periodo per concentrare le forze disponibili, perché viene chiesto a questi professionisti uno sforzo enorme. Ecco perché non intendiamo alzare la voce. Poi un ultimo motivo – conclude Bini – perché non lo faccio, personalmente, è che qui il fiato è prezioso, e quando ti manca, ti manca. Ovviamente ci aspettiamo che entro la data indicata da Ausl, e possibilmente prima, sperando che l'emergenza finalmente cali e tante persone ora in difficoltà stiano meglio, avverrà la ripresa regolare di tutti i servizi: non abbiamo alcun motivo di dubitarne».
«Grazie a tutti voi – conclude Bini – cerchiamo di restare uniti in questo momento, vi assicuro che il personale sanitario e le strutture di tutta la provincia sono impegnate a curarci al meglio».
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