Gazzetta di Reggio

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«Le strade mai così deserte e le persone sono educate ma credo che non durerà»

Ambra Prati
«Le strade mai così deserte e le persone sono educate ma credo che non durerà»

Fabrizio Pigucci, autista di Seta, racconta queste “lunghe” giornate «Lavoriamo molto poco, dobbiamo aspettare le corse... a distanza» 

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L’INTERVISTA

Ambra Prati

«Mai visto, in 52 anni dei quali 22 in servizio, panorami così deserti: girare per le strade vuote è straniante. Mi stupisco soprattutto dell’educazione delle persone. Ma non mi faccio illusioni: appena passerà l’emergenza da coronavirus tornerà la maleducazione abituale, spero di sbagliarmi ma non credo che impareremo molto dall’esperienza».

Fabrizio Pigucci è un autista Seta Spa (società emiliana trasporti autofiloviari), gestore unico del trasporto pubblico locale di Piacenza, Modena e Reggio Emilia. Insieme ai camionisti, ai farmacisti e a poche altre categorie, gli autisti Seta sono tra i pochi che non hanno mai interrotto l’attività. Pigucci in particolare guida sia l’urbano che l’extraurbano: «Sono di riserva, mi chiamano quando mancano altri conducenti perciò faccio un po’ tutte le tratte. E sono contento di lavorare: mia moglie è parrucchiera ed è chiusa da tempo, se non portassi a casa lo stipendio io saremmo messi male». Le tratte «sono diminuite tantissimo e soprattutto è cambiata l’organizzazione del lavoro. Prima si faceva il turno completo e si stava sempre in giro. Ora si prende il bus al mattino dal deposito, si fa un mezzo turno di tre ore, poi si rientra al deposito dove il bus viene sanificato (gli autisti in eccesso si dedicano proprio alla sanificazione) e infine si riparte per il secondo mezzo turno di tre ore, rientrando con il veicolo fuori servizio; nel frattempo interviene un secondo autista ad assicurare la continuità. Ad esempio per la tratta Reggio-Albinea io arrivo ad Albinea e torno indietro perché ad Albinea c’è già un altro bus pronto a proseguire». Una giornata fatta di lunghe pause al deposito di via del Chionso. «Ci mettiamo lì anziché restare in caserma Zucchi. Si passa il tempo nella sala autisti, a vedere la televisione o ad ascoltare la radio sul cellulare. La noia di aspettare l’orario c’era anche prima, l’unica differenza è che adesso manteniamo la distanza di sicurezza anche fra colleghi». Pochissimi pure i passeggeri. «Dipende dagli orari. Certo il traffico non esiste più. Qualche macchina privata la vedo circolare, le persone a piedi sono sempre più rare, mentre intorno ai parchi i padroni fanno tre o quattro giri con il cane, il quale dev’essere sfinito… L’altra sera ho fatto il percorso Reggio-Cavriago, l’ultima corsa delle 20: c’erano cinque persone e una sola da Foscato a Cavriago. La tipologia? Nessun anziano, sono scomparsi; la maggior parte stranieri e tanti ragazzini». Sui mezzi pubblici sono in vigore nuove norme. «Noi autisti abbiamo guanti, mascherine e disinfettante. Oltre ad essere separati dal vetro (già presente su alcune linee), è stato messo a un metro un nastro biancorosso con il cartello “State a distanza dall’autista” e non si può più entrare dalla parte anteriore: si sale e si scende dallo sportello centrale e da quello posteriore. Inoltre non vendiamo più i biglietti a bordo: gli utenti devono avere già comprato il titolo di viaggio. Sono misure per la nostra tutela personale ed io mi sento abbastanza tranquillo: all’inizio è stato un trauma, poi ci si adegua». I passeggeri si dimostrano ligi alle regole. «La poca utenza rimasta è rispettosissima. La gente non chiede più informazioni, nessuno ti parla o ti disturba, non urlano, timbrano il biglietto e le discussioni sono minime».

Una realtà lontana anni luce dall’ordinario, quando le aggressioni verbali e fisiche ai conducenti erano prassi. «Sì ma le persone non le cambi in due mesi, soprattutto le nuove generazioni che a mio avviso sono irrecuperabili. Se torneremo alla vita di prima – spero presto – tornerà pure la scortesia». —



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