Addio a Luigi Ranellucci Cavaliere della Repubblica per il lavoro in prefettura
È deceduto venerdì a 85 anni ucciso dal Coronavirus dopo 17 giorni di ricovero Lascia la moglie Caterina e i figli Monica e Massimiliano
reggio emilia
Se n’è andata un’altra figura storica della città, uccisa da un virus che troppo spesso non lascia scampo e che sta quasi azzerando un’intera generazione fatta di memorie, ricordi, esperienze da tramandare. Venerdì sera è morto, dopo 17 giorni di ricovero all’ospedale di Scandiano, Luigi Ranellucci, 86 anni il 26 agosto.
Una persona solare, dedita alla famiglia e al lavoro, uccisa dal Coronavirus al quale è risultato positivo dopo una settimana trascorsa a casa con la febbre. Originario di Larino, in provincia di Campobasso, si era trasferito da oltre 60 anni a Reggio. Da tempo in pensione, era una persona nota a tanti e stimata, grazie a 46 anni di lavoro svolto con dedizione e amore in prefettura. Qui, fra le altre cose, si è occupato dei rapporti con l’ufficio amministrativo diocesano e della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Una professionalità che valse a Ranellucci l’onorificenza di Cavaliere e quindi di Ufficiale ordine al merito della Repubblica Italiana.
Luigi lascia la moglie Caterina, i figli Monica e Massimiliano e i nipoti Matteo e Martina. E sono stati proprio i figli a volerlo ricordare ieri su Facebook, annunciando la morte del padre ai tanti amici di famiglia. «Papà sta bussando alle porte del Paradiso – ha scritto Monica – Forse gli chiederanno i documenti, lui aprirà il portafogli ma anziché estrarre la carta di identità tirerà fuori le nostre foto, di mamma, di Massimiliano, e la mia, abbracciata a lui a due, tre anni. Faceva sempre così quando incontrava qualcuno che non vedeva da tempo».
I ricordi della figlia viaggiano poi in altri mille momenti felici «fino a qualche settimana fa, quando gli ho detto che chiamavo il 118 perché non poteva stare più con la febbre così alta. Se avessi saputo che non lo avrei più rivisto lo avrei abbracciato ancora più forte».
Commosso anche il ricordo di Massimiliano, che si ferma su «l’ultimo accenno di sorriso e un saluto col braccio mosso a fatica. Una videochiamata regalataci dalla caposala, ormai come una di famiglia in queste settimane di angoscia. E noi, piccole facce sullo schermo di un cellulare, da tre case diverse, a dirti di farti coraggio, di provare a mangiare qualcosa, urlandoti un saluto. L’ultimo. Non potevamo saperlo». —
Leonardo Grilli
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