Gazzetta di Reggio

Reggio

Appello del sindaco Cavallaro 

Contro i parrucchieri abusivi segnalazioni anche a Rubiera

Adriano Arati

Il fenomeno di chi va in casa a sistemare i capelli ora rischia di portare in giro anche il Coronavirus. «Così la gente si può infettare»

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RUBIERA

Parrucchiere più o meno improvvisate all’opera in tante case. Anche a Rubiera, come in altri tanti paesi reggiani, sono arrivate segnalazioni rispetto a una pratica potenzialmente rischiosa in prospettiva contagio: la presenza di persone che girano fra tante abitazioni private per sistemare capelli, unghie e piedi di amiche o clienti. Un servizio a domicilio effettuato non da chi svolge abitualmente questa professione, e che in queste settimane ha dovuto interrompere l’attività, ma da “esperte” non certificate e ovviamente non autorizzate.

Si tratta da un lato di una pratica illegale, lavoro in nero non consentito in nessun momento. Ma dall’altro, nei giorni delle restrizioni, poi, vi è un forte rischio sanitario, perché inevitabilmente i tagli di capelli e le cure di mani, piedi e volti comportano possibilità di contatti fra epidermidi, e vicinanza fisica fra le persone. Pur con mascherine e guanti, che peraltro ogni tanto vanno tolti per alcune manovre, la possibilità di trasmissione di Covid—19 sono palesi. Ed è sufficiente una sola persona già ammalata, anche se priva di sintomi, per avviare una possibile catena di contagio.

La presenza di parrucchiere ed estetiste abusive, che operano a domicilio senza rispettare tutte le norme igieniche richieste per gli studi, di per sé non è un fenomeno nuovo, anzi, e ciclicamente il tema viene tirato fuori dalle associazioni di categoria. Adesso però si aggiunge la questione sanitaria, che amplifica e non poco il problema.

L’amarezza delle operatrici oggi chiuse è notevole, anche perché i saloni per capelli, quelli estetici e gli studi dei barbieri sono stati fra i primi esercizi a dover tirar giù le serrande, in quanto luoghi ad alto passaggio di persone. Per il medesimo motivo, saranno probabilmente fra le ultime attività a poter riprendere, anche se non dovrebbe mancare il lavoro, dopo mesi di capelli in disordine.

Che il tema è sentito lo dimostra anche il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, che dalla sua pagina Facebook si è fatto sentire: «Una cosa che purtroppo c’è sempre ed è difficile da combattere, quella di parrucchiere e estetiste che tali non sono e girano casa per casa non a “pettinare” le amiche, ma a lavorare in nero. Ecco, proviamo a pensare cosa può succedere oggi». L’esempio parte dai numeri: «La ragazza a va a “fare i capelli” a casa della signora B, positiva asintomatica. Purtroppo carica su il Coronavirus. Poi va dalla signora C dalla signora D, dalla signora e dalla signora F. Siccome siamo fortunati si infettano solo la signora B, la signora C e la signora F. Quindi abbiamo quattro positivi. Ognuna di loro vive con altre quattro persone, ne infetta due. Dodici positivi. In poco tempo si arriva a trenta». In pratica, «tutti i casi a oggi registrati a Rubiera, praticamente, veicolati da quattro messe in piega in condizioni igienico sanitarie non controllabili e, tra l’altro, in spregio alle regole». La chiusura prova a far sorridere: «Valuterò di emanare una ordinanza dove essere spernigati, come si dice in dialetto, è segno di eleganza, la ricrescita segno di intelligenza, la messa in piega distrutta un tratto distintivo di bellezza. Del resto, manco il presidente della Repubblica va dal barbiere. Stiamo tranquilli, che siamo tutti belli così». —

Adriano Arati

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