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Denunciata una donna per epidemia colposa Positiva al coronavirus ha violato l’isolamento

ambra prati

È il primo caso simile scoperto in provincia dai carabinieri reggiani Il colonnello Desideri: «Finora si tratta di condotte illecite rarissime» 

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IL CASO

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Ci sta perfino chi non si cura di poter contagiare il prossimo: come ha fatto una 34enne residente nella Bassa reggiana, la prima denunciata dai carabinieri per epidemia colposa e inosservanza del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o domicilio.

Un reato punibile con l’arresto da 3 a 18 mesi e con l’ammenda da 500 a 5mila euro. Finora non era mai accaduto che qualcuno, positivo al coronavirus o con familiari positivi, violasse la quarantena.

I casi accertati dalle forze dell’ordine hanno riguardato le trasgressioni ai ridotti spostamenti imposti dall’emergenza Covid-19, ma nessuno aveva osato mettere a rischio l’incolumità altrui. «Dati alla mano, devo sottolineare che si tratta finora di condotte illecite rarissime. La comunità reggiana è consapevole dell’emergenza sanitaria in atto e in questo senso si spiega l’unica denuncia sinora adottata a carico di una persona che ha violato la quarantena», ha commentato il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri.

Il reato di epidemia colposa è stato previsto dall’ultimo decreto del 26 marzo che – oltre a depenalizzare il divieto di spostamento, punito con la sola sanzione amministrativa – ha riesumato una legge risalente all’epoca mussoliniana (l’articolo 260 del Regio decreto è datato 27 luglio 1934), modificandola e istituendo una sorta di banca dati dei cittadini in quarantena, segreta e consultabile solo dalle forze dell’ordine.

«Non è contemplato il controllo domiciliare per chi è in quarantena – ha precisato il colonnello – le verifiche dell’Arma (così come quelle di polizia, Finanza e Municipale, ndr) vengono eseguite sulle persone che vanno in giro. Ogni qualvolta un cittadino viene trovato in strada i miei uomini effettuano le dovute verifiche, ovvero l’esame dell’autocertificazione prodotta dalla persona controllata o di quello che dichiara verbalmente nel caso in cui l’autocertificazione venga redatta sul posto. In contemporanea si fa un controllo per verificare se la persona fermata è in quarantena».

Sapere se ci si trovi di fronte a un malato o potenzialmente tale è consentito alle forze dell’ordine «durante i controlli, in linea con le recenti normative adottate d’urgenza. Se una persona positiva o in quarantena viola le prescrizioni alle quali è sottoposta commette un reato grave, che oltre alla denuncia comporta l’immediato accompagnamento a casa del trasgressore».

In merito alla “banca dati sui malati da Covid-19”, però, il colonnello dell’Arma chiarisce che «di fatto non c’è una banca dati vera e propria. L’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo, così come peraltro chiarito dal garante per la protezione dei dati personali, spetta ai soggetti nazionali di Protezione civile e agli operatori sanitari, che sono gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica. Noi carabinieri nei casi dubbi abbiamo il dovere di svolgere accertamenti sul singolo attraverso verifiche presso le Ausl, con il solo scopo di verificare se la persona sottoposta a controlli abbia violato la legge e quindi commesso un reato contro la salute pubblica».

Piuttosto, ha concluso il comandante provinciale dell’Arma, «con altrettanta onestà devo osservare un minor rigore, fortunatamente non largamente diffuso, in merito all’osservanza delle prescrizioni che limitano gli spostamenti. Mediamente ogni giorno nella nostra provincia registriamo una ventina di persone che circolano senza un valido motivo incorrendo nelle sanzioni amministrative. Quello che mi sento di raccomandare ai reggiani, anche in vista della Pasqua, è di essere pazienti: trasgredire l’isolamento significa allungare i tempi di isolamento per la collettività». —



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