“L’uovo gironzolone”, la storia di papà Leo letta dal famoso “pellicano” Nicolò Melli
La Notte dei racconti è diventata una piazza virtuale affollata di nomi prestigiosi: tra i partecipanti il campione di basket da New Orleans
LA FAVOLA
Si intitola “L’uovo gironzolone” la favola scritta da Leopoldo Melli, ex presidente della Fondazione dello Sport di Reggio, e raccontata venerdì sera dal figlio – il campione reggiano di basket Nicolò Melli – che, da New Orleans, dove gioca nel campionato NBA con la maglia dei Pelicans, ha partecipato alla Notte dei Racconti.
LEOPOLDO MELLI
Questa è la vera storia di un uovo – grande e giallo – che girò il mondo e si trasformò. Tutto cominciò in una notte di luna, dall’altra parte del mondo, in America.
I raggi della luna illuminavano le acque fredde e scure del fiume Mississippi, sulla cui sponda sinistra, tra cespugli ingarbugliati, erba verde e fiori profumati di vaniglia, giaceva un grosso nido.
Ben tre uova, spingendosi l’una con l’altra, cercavano riparo dal vento tra i rami e le foglie del nido.
Spinta dopo spinta, anche perché il vento soffiava, soffiava e soffiava forte, un uovo giallo, quello più vicino al bordo del nido, scivolò velocemente giù dalla riva, rotolando su se stesso sin dentro le fredde acque del fiume.
L’uovo giallo galleggiava tra le onde del fiume, sballottato ora a destra, ora a sinistra, ora in giù, ora in su, finché l’acqua, improvvisamente, divenne salata!
La corrente del fiume aveva trascinato l’uovo giallo per tantissimi chilometri fino all’oceano e l’uovo giallo aveva cominciato a bere acqua salata.
Dovete sapere, infatti, che, mentre l’acqua dei fiumi è dolce, quella degli oceani è salata.
Ma l’uovo giallo questo non lo sapeva: sentendo quel sapore dell’acqua così strano e insolito, ebbe molta paura, si mise a tremare come una foglia così tanto che il suo tremolio venne sentito da un grosso pesciolone color arcobaleno che nuotava lì vicino.
Il grosso pesciolone color arcobaleno aprì la sua larga bocca e inghiottì l’uovo giallo, il quale, dentro la pancia del pesce, sentì un bel calduccio e si addormentò.
Quanto tempo dormì l’uovo giallo non si sa, ma, un bel giorno, dopo che il pesciolone color arcobaleno aveva nuotato per trilioni di miglia, il suo sonno fu interrotto dalla voce tonante di un omone che urlava, in una lingua incomprensibile: “Vongole, polipi, calamari, sgombri, sarde: roba fresca di giornata! Comprate, comprate gente, accorrete tutti!”.
Dovete sapere che il pesciolone color arcobaleno, che aveva inghiottito l’uovo giallo, era stato catturato da un pescatore con le sue reti e adesso era lungo disteso su un banco del mercato.
Nessuno, però, volle comprare quel pesce così colorato e così il pescatore decise di portarselo a casa.
Grande fu la sua sorpresa quando, di sera, poco prima di cena, aprì la pancia del pesce per arrostirlo e vide sbucare quel grande uovo giallo.
“Ermenegilda, guarda che cosa c’è nella pancia del pesciolone color arcobaleno! Un uovo giallo!” disse a sua moglie che era con lui in cucina “Domani faremo una bella frittata!”.
Tirò fuori l’uovo giallo dalla pancia del pesciolone color arcobaleno e lo mise in un cesto vicino al camino acceso della cucina.
Il pescatore e sua moglie cenarono e subito dopo andarono a letto a dormire.
Durante la notte, grazie al calore del fuoco del camino, il guscio dell’uovo giallo scricchiolò più volte e, alla fine, si aprì del tutto!
Fu così che apparve uno strano uccello: le sue gambette erano corte e rossicce, il suo corpo un pò bianco, un pò nero, rotondetto. Il suo becco, poi, era lungo e arancione con sotto un sacco enorme!
Quando il pescatore e sua moglie lo videro, cominciarono a urlare dallo spavento, a saltare in lungo e in largo per tutta la casa, fecero cadere piatti, bicchieri, forchette, insomma successe un terremoto!
Quello strano uccello, però, rimase buono buono vicino al camino e allora il pescatore e sua moglie si calmarono, dopo il grande spavento.
Gli diedero dei semi di mais per nutrirlo e così fecero per giorni e settimane, finchè quello strano pennuto con il sacco sotto il becco divenne grande e capace di muoversi liberamente per la casa e in cortile.
Un bel giorno, il pescatore decise di portare quello strano uccello con sé sulla sua barca a pescare in mare aperto.
Grandissima fu la sorpresa del pescatore quando l’uccello si tuffò in acqua e riemerse con tre chili di pesce dentro al sacco sotto il becco!
E così fece tante altre volte quello stesso giorno che il pescatore tornò a casa pieno di pesce come mai prima era successo.
Nei mesi successivi, l’uccello dal sacco enorme sotto il becco divenne il beniamino di tutto il villaggio di pescatori, perché li aiutava a catturare tantissimi pesci.
Ma essendo venuto da così lontano, non capiva la lingua degli abitanti del villaggio e, la sera, se ne stava tutto solo e triste in un angolo della cucina.
Un giorno poco prima di Pasqua, sentì suoni di trombe e di tamburi, di voci allegre, di canti e di carri trainati da cavalli, che provenivano dalla strada.
Uscì fuori e vide una lunga carovana di carri, carichi di strane giostre, trampolini, cerchi, palle coloratissime, uomini e donne che, vestiti quasi come a Carnevale, ballavano e, soprattutto, tante gabbie piene di animali mai visti prima.
Nell’ultimo carro, viaggiava un animale buffo, lungo, nero, lucido, con una coda e due zampe palmate sotto il musetto pieno di baffetti bianchi, con due occhi furbetti e due orecchie a forma di patata.
Questo strano animale (si trattava, come avrete già capito, di una foca), non appena vide l’uccello dal sacco grande sotto il becco, si rivolse a lui dicendogli: “Ehi, pellicano cosa fai lì tutto solo?”.
La foca aveva parlato in una lingua che l’uccello dal sacco enorme sotto il becco capiva benissimo!
“Dici a me?” chiese alquanto stupito l’uccello.
“Scusa, tontarello, quanti pellicani vedi in giro a quest’ora in questo villaggio?”, lo prese in giro la foca.
“In effetti, io non sapevo di essere un pollocane!”, disse impacciato l’uccello dal sacco enorme sotto il becco.
“Ma che pollocane e pollocane d’Egitto! Tu sei un pellicano: P E L L I C A N O!”, replicò ridendo la foca che aggiunse “Ed io sono Moka la foca, mascotte del famoso Circo Americano!”.
Da quel giorno, la foca e il pellicano passarono tanto tempo insieme a parlare nella loro lingua e a giocare a più non posso.
Quando il Circo Americano andò via dal villaggio, il pescatore capì che era giusto che il pellicano partisse insieme alla foca sua amica.
Così fu: gli acrobati, i trapezisti, gli elefanti, le tigri del Bengala, i giocolieri vennero caricati tutti su una grande nave rossa ormeggiata nel porto. Anche la foca ed il pellicano salirono a bordo, dopo di che la nave partì per il lungo viaggio di ritorno in… America, proprio da dove era iniziato il viaggio dell’uovo giallo gironzolone che si era mutato in pellicano!
Quando la nave arrivò nel porto di New Orleans, sul fiume Mississippi, una banda di mille suonatori accolse il pellicano di ritorno nella sua terra. Da quel giorno, il pellicano diventò uno dei simboli della città di New Orleans, tanto è vero che la squadra di pallacanestro in cui gioco è quella dei Pellicani di New Orleans! —
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