Coronavirus, il “New Deal Sociale” del presidente di Unindustria: «Cari reggiani, se non ora quando?»
Il presidente di Unindustria chiede di anticipare i lavori per la realizzazione del Piano Strategico della Città e del suo Territorio già programmato dal Comune
Attraverso la Gazzetta il presidente di Unindustria Reggio Emilia risponde all’appello del vescovo.
REGGIO EMILIA. Domenica scorsa il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, anticipando tanto la politica, quanto la società civile, si è rivolto alla sua comunità per sollecitarla a “salvare la dignità delle persone, concentrando uno sforzo sul lavoro e non sull’assistenzialismo”, invitandola poi a “stilare un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il settembre 2020”. Una presa di posizione carica di tensione ideale che conferma l’eccezionalità di questi drammatici tempi.
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Solo poche settimane fa ciascuno di noi viveva la vita di tutti i giorni. Da oltre un mese, le cose date normalmente per scontate - una serata con gli amici, il lavoro, la santa messa, una passeggiata o un viaggio in treno - non sono più possibili. Oggi, tutti i reggiani piangono la scomparsa di qualcuno a loro caro.
In Italia, così come a Reggio Emilia, la gran parte delle attività è stata chiusa. Nel nostro e negli altri Paesi, la politica e l’opinione pubblica si sono trovate intrappolate in un drammatico dilemma. Da una parte il sacrificio della vita di migliaia di persone a un virus in rapida diffusione e, dall’altra, la scelta terribile, che mina l’esistenza e il futuro del sistema economico, costituita dalla chiusura di gran parte delle industrie e delle altre attività economiche.
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Come Unindustria Reggio Emilia e come Confindustria siamo impegnati per impedire che questa tragica polarizzazione tra le irrinunciabili ragioni della salute e le esigenze dell’economia, diventi l’unico modo attraverso cui guardare a una “crisi” che è allo stesso tempo drammatica e complessa.
Sono convinto che nessuno in cuor suo intenda rimanere intrappolato in questo dilemma e, proprio per questo, dobbiamo impegnarci per mettere da subito in campo soluzioni capaci di dimostrare concretamente che la lotta all’infezione Covid-19 e l’operatività dell’economia e degli impianti produttivi sono conciliabili tra loro.
Un ragionamento, si badi bene, che non è riconducibile solo al PIL o all'economia, ma - come ha prontamente intuito il vescovo Camisasca - riguarda, nel profondo, le nostre libertà, le nostre vite e i mezzi che garantiscono il funzionamento e la sussistenza della nostra intera società, nonché la sua stessa tenuta democratica. Per evitare danni permanenti al Paese e al sistema delle imprese, dobbiamo trovare il modo per pianificare, nello spazio e nel tempo, gli interventi indispensabili da una parte per ostacolare la diffusione del virus e, dall’altra, per conservare i posti di lavoro esistenti e consentire alle persone di tornare nel tempo più breve alle proprie occupazioni, agli impegni familiari e alla vita sociale.
Per realizzare tutto ciò servono unità d’intenti, creatività, flessibilità, disciplina, rigore e pianificazione. Sono questi gli elementi indispensabili per permettere all’industria di riprendere nel minor tempo possibile le attività, cercando di raggiungere, compatibilmente con un mercato globale in forte contrazione, volumi capaci di confermare i livelli occupazionali pre crisi. Uno sforzo che, come ha indicato Mario Draghi nei giorni scorsi, sarà possibile solo attraverso un grande Piano europeo e nazionale di finanziamento straordinario per il salvataggio e il rilancio delle attività economiche.
S’inserisce in tale ambito la proposta avanzata da monsignor Camisasca che, tra le altre cose, ha il merito di evidenziare come fino a ora nessuna azione politica abbia messo in campo strumenti di pianificazione strategica capaci di favorire la crescita di una cultura progettuale e gestionale nel campo del sociale. Il vescovo, infatti, propone alla sua comunità un’inedita visione: un New Deal Sociale capace, per quanto possibile, di determinare un quadro coordinato d’indirizzi ed esigenze, funzionale all’impiego ottimale delle risorse, per non disperderle in mille rivoli.
Di fronte agli effetti distruttivi della pandemia da Covid-19 le istituzioni pubbliche nazionali hanno la responsabilità di assicurare le grandi reti di protezione e, a livello locale, di promuovere la convergenza sulle specifiche priorità. Il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle loro espressioni associative, la mobilitazione delle risorse private, del privato sociale e l’efficacia delle partnership diventano, in una logica di sussidiarietà orizzontale, condizioni fondamentali per potenziare l’intelligenza propositiva e il livello operativo delle politiche sociali reggiane.
Come comunità abbiamo davanti una grande sfida e credo di poter affermare che la società reggiana arriva a questo inatteso e drammatico appuntamento con livelli di consapevolezza e di maturità che lasciano ben sperare.
Pochi mesi fa, nell’autunno scorso, il sindaco del Comune di Reggio Emilia, Luca Vecchi, aveva convocato tutte le categorie economiche per anticipare che la sua Amministrazione era pronta ad avviare - proprio in questi mesi - i lavori per la realizzazione di un Piano Strategico della Città e del suo Territorio da predisporre nel corso della legislatura.
Ebbene, l’emergenza Covid-19 non ha spostato la data d’avvio di questo ambizioso e fondamentale progetto, bensì l’ha anticipata. Mai come in queste settimane, infatti, la necessità di “fare insieme” è apparsa non come un’indicazione retorica, bensì come una condizione indispensabile - come è avvenuto nelle settimane scorse - per gestire l’emergenza, le modalità per superarla e per rilanciare l’economia del Territorio e del suo capoluogo.
Tanto l’appello di monsignor Camisasca, quanto l’impegno del Comune di Reggio Emilia stanno già convergendo su prassi che presuppongono quella reale unità d’intenti e quella capacità di presidiare il presente guardando al futuro che la nostra intera comunità ha perseguito per anni senza tuttavia riuscire a trovare formule adeguate e coerenti di governance.
Adesso è giunto il momento: abbiamo una grave crisi, abbiamo risorse morali, sociali, economiche e imprenditoriali da mettere in campo, possiamo verosimilmente contare sulla presenza dello Stato, su una straordinaria politica di sostegno alle attività produttive e abbiamo maturato la visione di ciò che vorremmo e potremmo diventare.
Facendo tesoro delle parole di Primo Levi mi chiedo e chiedo a tutti i reggiani: se non ora, quando?
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