«La morte è la curva dello sguardo ma il cuore riesce a vedere oltre»
Il vocabolario degli affetti nei ricordi dei nipoti è la base dei valori che i più anziani trasmettono alle generazioni più giovani
La lettera
Alessia Incerti*
Le parole dei nonni, nel giorno in cui non ne ho più.
DIGNITA’. Puoi avere poco ma cerca sempre di ricordare chi ha meno di te. E sii grato.
ONESTA’. Se anche tu fossi indigente o disgraziato, nulla ti autorizza ad appropriarti di qualcosa senza chiederlo, gentilmente.
COERENZA. Le parole che pronunci siano semplicemente il sottofondo, armonioso, dei gesti che compi.
SEMPLICITA’. Non serve poi tanto per essere felice. Se saprai essere felice con poco, sarai un vero re.
DOLCEZZA. La dolcezza dei nonni verso i loro nipoti è un balsamo per le ferite di entrambi: le sbucciature dei giochi da cortile guariscono subito e con esse svanisce il timore, per chi invecchia, di sentirsi inutile.
COMPLICITA’. I nonni, con i nipoti, possono tornare un po’ bambini. Possono giocare a nascondino senza perdere credibilità, viziarli senza corromperne il carattere, sgridarli senza creare complessi. Possono perdere deliberatamente a carte, stare alzati fino a tardi e persino fare gli spuntini di mezzanotte. Ma, ancora più bello è che i nonni possono mediare tra i propri figli e i propri nipoti, insegnando l’arte dell’indulgenza reciproca e del “fate la pace, dai. Fatelo per noi”
FAMIGLIA. Ed eccola qui, la parola che riassume tutto. I nonni sono il punto in cui il cerchio si è aperto e l’orizzonte in cui lo vedremo chiudersi. Incarnano la natura delle cose. Il loro progetto di vita, continua con i nipoti e poi con i figli dei nipoti. Quelli si laureano, si sposano, partono per andare a lavorare lontano. Portano con sé un pezzetto di quel cortile, di quel tavolo, i profumi di quella cucina. Quando tornano, i nonni sono sempre lì, ad aspettarli. Una certezza. Quando lasciavo casa loro, che fossi stata lì due settimane o solo due ore, loro mi salutavano dal terrazzino. Sole, neve o pioggia. Li vedevo dallo specchio retrovisore e solo la curva mi impediva di continuare a vederli. Ma sapevo che erano ancora lì. Ed oggi che perdo la mia ultima nonna, mi sento proprio così: la morte è come la curva che chiude lo sguardo, ma basterà buttare un occhio allo specchio retrovisore del mio cuore per vederli sempre».
*Insegnante di sostegno
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