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Camera di commercio «Priorità al credito anche a costo zero»

STEFANO LANDI
Camera di commercio «Priorità al credito anche a costo zero»

Il presidente Landi risponde all’appello del vescovo Camisasca. «Sono sicuro che gli imprenditori reggiani metteranno mano alle risorse personali»

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Il presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia attraverso la Gazzetta risponde all’appello del vescovo.



STEFANO LANDI

L’appello del nostro Vescovo tocca una serie di aspetti che fanno appello a diverse sensibilità, muovendosi su piani che toccano profondamente tanto le coscienze quanto i ruoli che ciascuno di noi esercita.

C’è un’ampia parte, in apertura, dedicata all’impegno della Chiesa a fianco dei più deboli, e di fronte a questi richiami l’unica reazione possibile è chiedersi non già se queste azioni sono sufficienti, ma piuttosto se siamo ben consapevoli di queste tante povertà e se e come ciascuno di noi può mobilitarsi per essere di soccorso agli altri in una emergenza la cui gravità non si misura solo in termini sanitari. Il primo pensiero è sempre per le vittime di questo nemico invisibile; è per i loro cari, per le persone ammalate, per chi ne ha cura, ma poi occorre allargare molto di più lo sguardo per non iscriversi tra coloro che sono risparmiati dal Covid-19 ma si lasciano prendere dal virus dell’individualismo, della rivendicazione di ciò che oggi potrebbe essere non un diritto ma un privilegio, dalle cadute in richieste di assistenzialismo che lo stesso vescovo richiama e allontana dalle prospettive di un impegno serio, generoso e lucido cui fa appello.

Colpisce molto, in tal senso, il passaggio in cui monsignor Camisasca dice: “Impegniamoci tutti a salvare la dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro e non sull’assistenzialismo”.



In un altro passaggio dice che “la collaborazione oggi è urgente quanto mai prima”.

Più volte, come presidente della Camera di commercio, ho fatto anch’io appello a questa unità tra le forze imprenditoriali e le forze sociali reggiane rappresentate nel nostro ente; oggi, più che mai, abbiamo davvero bisogno di lavorare insieme, perché dobbiamo evitare – e non sarà facile – che questa emergenza possa avere tratti peggiori della crisi del 2008.



Qui non siamo di fronte alle conseguenze che ebbe sull’economia reale una crisi finanziaria mondiale: oggi siamo in presenza di un’economia reale toccata in modo diretto e pesante (e la produzione industriale era già provata anche nei mesi precedenti) dalle necessarie misure di tutela sanitaria che hanno portato al blocco di tantissime attività produttive e, perciò, a problemi di tenuta del lavoro e dell’impresa in modo diffuso.

Oggi non sono toccate le imprese eccessivamente finanziarizzate: sono toccate migliaia di piccole e medie attività produttive industriali, artigianali, commerciali, per diverse delle quali – magari perché di avvio recente e poco patrimonializzate, magari perché più esposte con investimenti o semplicemente perché più legate all’attività fatta giorno per giorno – non sarà facile resistere.

Ecco perché il Governo deve continuare a lavorare per trovare sì le risorse per la sanità per gli ammortizzatori sociali e per il sostegno ai più deboli, ma prefigurando da subito anche quali investimenti pubblici potranno immediatamente essere avviati finita l’emergenza sanitaria, perché di questi investimenti ben finalizzati – che possono concorrere ad accrescere la competitività del nostro sistema-paese – ci sarà bisogno per creare il nuovo lavoro che monsignor Camisasca invoca.

In questo senso occorre anche smetterla con i tentennamenti e i giochetti di alcuni Paesi dell’Unione Europea. Sembra che la lezione venuta dal caso Grecia, sul quale lo stesso Junker ammise errori di eccessivo rigore, non sia servita a molto. Di fronte alla tiepidezza della Ue non è però neppure pensabile – come irresponsabilmente alcuni fanno – ipotizzare un’uscita dell’Italia, che completerebbe un disastro che oggi è ancora evitabile. Qualche spiraglio si è aperto, ed è su quello – con il sistema politico a dare per primo esempi di collaborazione che non abbiano in sottofondo i soliti “se” e “ma” – che dobbiamo agire in alleanza con i diversi Paesi che, oggi, manifestano le maggiori sofferenze.



Confido e chiedo, intanto, che tutto ciò che si sta facendo e si farà non si incagli nelle maglie di una burocrazia che da sempre costituisce un freno alla libera iniziativa e allo sviluppo; confido, al tempo stesso, sul buon senso che prima o poi anche gli italiani più lontani da un’idea di Stato dimostreranno, non facendo la corsa ad accaparrarsi risorse di cui altri hanno maggiormente bisogno.

Confido, soprattutto, sul senso di responsabilità che tutti i reggiani e i nostri imprenditori, in particolare, hanno dimostrato anche nei momenti più difficili della storia locale. Come Camera di commercio abbiamo ormai ultimato la revisione di tutte le linee di investimento che avevamo programmato per il 2020 a sostegno delle nostre imprese.

L’EMERGENZA DELLE EMERGENZE

Daremo la priorità alla facilitazione all’accesso al credito, anche a costo zero, da parte delle imprese, perché l’emergenza delle emergenze, come accadde negli anni successivi al 2008, è la liquidità. Le risorse finanziarie a basso costo o a costo zero servono con urgenza per integrare le moratorie sui debiti e le proroghe su pagamenti di vari tributi e contributi, che a loro volta contengono gli esborsi ma non generano i flussi oggi necessari alle aziende.

Sono sicuro che gli imprenditori reggiani stanno facendo e faranno di tutto per non vanificare sei anni di buoni risultati sulla flessione del tasso di disoccupazione rispetto ai livelli record del 2014; sono anche sicuro che stanno mettendo e metteranno mano a risorse personali – come stanno dimostrando – per mettere in atto ristrutturazioni e riconversioni finalizzate al rilancio delle attività e per aiutare tutta la comunità laddove ne hanno le possibilità. Tutto questo – e mi riallaccio all’appello del nostro vescovo – sarà tanto più efficace quanto più riusciremo a coordinare queste azioni, a guardare insieme alle esigenze, alle risorse e soprattutto alle priorità sulle quali dobbiamo lavorare in piena unità, individuando – persino nelle donazioni – cosa oggi è utile e ciò che invece è assolutamente indispensabile.

Accogliendo pienamente l’appello di monsignor Massimo Camisasca, per parte mia continuo a coltivare molta fiducia sulla capacità delle nostre istituzioni, delle nostre amministrazioni, delle nostre imprese e delle tante espressioni della nostra società civile. Il coronavirus è una sfida sul piano sanitario ma anche sulla nostra capacità di mutuo soccorso e di coesione, e Reggio Emilia non ha mai perso queste sfide. —

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