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decreto “Cura Italia” 

Dalla cella ai domiciliari ma con il “braccialetto” 46 detenuti della Pulce

Am.P.
Dalla cella ai domiciliari ma con il “braccialetto” 46 detenuti della Pulce

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REGGIO EMILIA

Sono arrivati anche a Reggio, dove sono stati applicati a una decina di detenuti che hanno ottenuto i domiciliari, i braccialetti elettronici, portati a livello nazionale dagli iniziali 2.600 agli attuali 5mila. L’emergenza Coronavirus ha fatto il “miracolo” di poter ottenere questo strumento, finora mai comparso nella nostra città per penuria di approvvigionamento da Roma. I primi braccialetti elettronici sono stati applicati a quattro detenuti della Pulce, rientranti tra gli aventi diritto alla misura alternativa prevista dallo “svuotacarceri” per Covid-19, nonché a otto imputati ai quali il giudice ha concesso direttamente gli arresti domiciliari. Per ridurre il sovraffollamento nelle carceri e il relativo rischio di contagio, il decreto “Cura Italia” ha previsto un iter semplificato, fino al 30 giugno, per chi deve scontare una pena (anche residua) inferiore ai 18 mesi.

La novità sulla carta avrebbe potuto sfoltire i 420 ristretti nella casa circondariale di Reggio Emilia, con una capienza di 310. In realtà i paletti previsti hanno riguardato un numero di reclusi inferiore al centinaio auspicabile: molti non hanno i requisiti necessari perché stranieri che non hanno un domicilio certo, per non meritevolezza (i protagonisti delle rivolta del 7 marzo scorso) o per una serie di reati ostativi (non è ammesso chi si è macchiato di mafia e associazione a delinquere, stalking e maltrattamenti in famiglia). Coloro che erano già in semilibertà possono ottenere la licenza straordinaria. Al termine di una serie di accertamenti domiciliari eseguiti dalla polizia penitenziaria si è accertato che potranno passare dalla cella ai domiciliari 46 detenuti della Pulce più una decina di detenuti in altre province ma residenti in città.

Mentre le pratiche sono al vaglio del magistrato di sorveglianza, sono stato scarcerati i primi quattro casi pilota. I beneficiari sono stati accompagnati al proprio domicilio, dove il braccialetto elettronico è stato applicato dai tecnici Fastweb in presenza della polizia penitenziaria, che a questo punto esce di scena: d’ora in poi il controllo del territorio spetta ai carabinieri. Il braccialetto è collegato alla centrale operativa dell’Arma, che riceve un allarme quando la persona si allontana dal raggio del domicilio. —

Am.P.

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