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Il pm Musti: «Le cosche in affari nel dopo-virus»

Aemilia e i precedenti con il sisma 2012 

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BOLOGNA

La strumentalizzazione mafiosa della crisi economica che farà capolino nel dopo-pandemia: un rischio altamente probabile, come in passato è accaduto per il terremoto che ha piegato l’Emilia. L’analisi arriva dal sostituto procuratore generale Lucia Musti – impegnata con altri tre colleghi a rappresentare l’accusa nell’Appello di Aemilia in corso a Bologna – che in una recente intervista a Repubblica ha lanciato l’allarme, riferendosi alla criminalità organizzata presente nella nostra regione: «Ho la sensazione che in questo momento le mafie si stiano organizzando, per ora stanno alla finestra – entra nel merito il magistrato – e osservano gli effetti della pandemia su alcuni settori economici. Il processo Aemilia ci dice che, storicamente, quelli più a rischio sono i diversi comparti del ciclo del mattone. Un mondo di microimprese e partite Iva che il blocco dei cantieri ha messo in ginocchio. I clan sfrutteranno le loro liquidità per offrire prestiti ad aziende e imprenditori. Ovviamente si tratterà di prestiti usurai e in caso d’insolvenza non esiteranno a prendersi le aziende intestate formalmente ai vecchi titolari». Un’infiltrazione della filiera che poi sfocerebbe negli appalti pubblici e privati.

«Gli imprenditori perbene non cadano nel tranello – conclude la dottoressa Musti – siano forti e si facciano aiutare dalle istituzioni, non da discutibili intermediari. Aemilia insegna che i nodi prima o poi vengono al pettine e il costo da pagare rischia di essere superiore a quello della stessa crisi». —

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