Bonhoeffer contro Hitler da Villa Triglia
Le lettere del teologo protestante messo a morte per l’attentato al leader nazista furono trascritte nella casa di Riuini
SAN POLO
San Polo e i più coraggiosi oppositori di Hitler. Oggi sono 75 anni esatti dall’esecuzione di Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante tedesco ucciso a 39 anni dopo essere stato, per molti anni, uno dei principali critici del regime nazista, prendendo posizioni scomode in un tempo e in un mondo in cui il rischio era altissimo.
Una figura molto nota in Germania, meno all’estero, coinvolta in tante attività di opposizione e pure nel celebre tentato attentato a Hitler del 20 luglio 1944, quello che il film “Operazione Valchiria” ha reso popolare. E San Polo come entra nella vicenda? Tante memorie di Bonhoeffer sono passate, proprio negli anni della guerra, in uno dei luoghi più belli del paese collinare, Villa Triglia-Ruini. Il complesso apparteneva alla famiglia del parlamentare antifascista Meuccio Ruini, emarginato durante il regime e poi diventato uno dei Padri Costituenti reggiani al pari di Nilde Iotti e Giuseppe Dossetti, e venne requisito dalle truppe di occupazione naziste che dal settembre 1943 presero il controllo del Nord Italia con l’ausilio dei fascisti italiani della Repubblica Sociale.
A Villa Triglia passò diverso tempo un carissimo amico di Bonhoffer, Eberhard Bethge, arruolato fra le file dell’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco, e poi inviato proprio in Italia. A Villa Triglia operava come furiere. Qui riceveva le lettere che l’amico e maestro Bonhoeffer gli faceva avere dal carcere di Tegel, a Berlino, dove era prigioniero dall’aprile 1943.
Bethge le dattilografava, le copiava e poi le mandava a persone fidate, per poi bruciare i fogli originali. In questo modo è riuscito a mantenere testimonianze delle riflessioni dalla prigionia di uno dei principali pensatori religiosi tedeschi, recuperando nel dopoguerra le varie missive.
Al maggio 1945 Bethge è arrivato sfuggendo varie volte a un destino già scritto. Dopo l’attentato del 20 luglio 1944, iniziano a circolare i nomi di chi – in un modo o nell’altro – aveva appoggiato il tentativo di eliminare Hitler. Nell’elenco compare anche Bethge, che nell’ottobre 1944 viene arrestato dalla polizia politica, la Gestapo, rimandato in patria e rinchiuso a Flossenbürg. Lì viene condannato a morte, proprio come l’amico Bonhoeffer: lo attendeva la ghigliottina. L’esecuzione era fissata per la metà del maggio 1945. A salvarlo sono le sorti del conflitto: il fronte orientale nazista viene progressivamente frantumato dall’Armata Rossa, le truppe sovietiche arrivano a Flossenbürg e il 25 aprile del 1945 liberano lui e gli altri prigionieri.
Nel dopoguerra, quando la Germania inizia a ragionare sul proprio passato e su chi ha cercato di affrontare il nazismo, Bonhoeffer diventa uno dei simboli dell’impegno religioso, in un mondo – quello del protestantesimo – che sul sostegno a Hitler si divise. La chiesa evangelica “ufficiale” appoggiò il regime, per molti versi, ma una parte consistente – la cosiddetta “Chiesa confessante” cui aderiva Bonhoeffer – scelse un’altra via. Uno sforzo, e un’ammissione di responsabilità, che ebbe risonanza mondiale, spesso citata anche da don Milani. Tanti contributi di Bonhoeffer, cruciali in questo senso, sono arrivati al pubblico grazie al “centro di smistamento” clandestino di Bethge a San Polo. —
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