«I tagli al Sant’Anna dimostrano disinteresse per la montagna»
Villa Minozzo
Continuano ad aggiungersi reazioni alla chiusura temporanea – fino al 4 maggio – del reparto di terapia intensiva all'ospedale Sant'Anna di Castelnovo Monti, disposta dall'Ausl per l'emergenza coronavirus e per consentire la turnazione dei professionisti.
Polemiche nate dal fatto che la popolazione appenninica è rimasta scottata dalla chiusura del servizio di punto nascite, due anni e mezzo fa, e perché proprio per la terapia intensiva erano stati raccolti fondi da associazioni e privati per donare respiratori in modo da fronteggiare questa fase di emergenza.
Ora sul tema interviene anche il capogruppo di minoranza a Villa Minozzo, Massimiliano Coloretti: «In questi tempi di Coronavirus non bisogna assolutamente fare polemiche; tuttavia la chiusura del reparto di terapia intensiva dell'ospedale Sant'Anna, in un momento nel quale tutti avremmo sperato che ce ne fossero di più, di reparti di terapia intensiva, lascia almeno perplessi».
Spiega il capogruppo: «La scelta dell'Ausl ci porta a fare due drammatiche considerazioni: la prima è che, così come è gestita e finanziata, in un'ottica esclusivamente pubblica, la sanità emiliana, nonostante la sua rinomata efficienza, segna il passo e retrocede di fronte alla malattia; la seconda – conclude Coloretti – è che, premesso che solitamente le riduzioni vengono applicate prima nelle zone marginali, al di là dei proclami, questa è la considerazione che il centro decisionale, politico e amministrativo, provinciale o regionale, ha della montagna reggiana: un'area marginale, che si può chiudere». —
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