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Da Reggio Emilia in Comune 

NON È PIU IL TEMPO DI CONSOLARCI È TEMPO DI CAMBIARE

Daniele Codeluppi Flora De Carlo ; Copresidenti di REC Reggio Emilia In Comune

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il dibattito

È apprezzabile la scelta del sindaco Vecchi di porsi a guida della comunità reggiana, attraverso una scrupolosa e regolare informazione sulle misure emergenziali. Importante inoltre è stata la comunicazione volta a renderci consapevoli della necessità del ‘lockdown’ come unica misura utile a contenere e abbattere la curva del contagio. In tanti abbiamo seguito le sue dirette, utili per districarsi nel susseguirsi dei decreti di marzo. Dopo un mese di emergenza però pensiamo sia il momento di fare bilancio per ridefinire un futuro possibile per la nostra città, il nostro Paese e il nostro Pianeta. Proprio con questo spirito vorremmo invitarla, signor sindaco, ad abbandonare l’approccio prudente e consolatorio, e a dare continuità al pensiero espresso nella sua intervista alla Gazzetta di Reggio. Il Sistema sanitario ha mostrato fragilità perché depotenziato da decenni di tagli e privatizzazioni, avallati anche dal suo Pd. Se il Santa Maria Nuova e il sistema sanitario reggiano non sono stati travolti come in Lombardia è perché da noi il processo di indebolimento e privatizzazione era in essere ma ancora in ritardo. In merito vorremmo ringraziare tutti gli operatori sanitari per lo sforzo fatto, anche rischiando personalmente la propria salute. Operatori sanitari di cui ci si ricorda ora per ovvia necessità, ma che per anni, di finanziaria in finanziaria sono stati invisibili.

Essendo ormai evidente che solo un sistema sanitario nazionale pubblico uniforme sul territorio nazionale può davvero essere efficiente e in grado di sostenere emergenze di tale portata, la invitiamo signor sindaco, a sfidare il governatore Bonaccini a ritirare la proposta di regionalismo differenziato promosso dalla regione Emilia Romagna insieme a quelle di Lombardia e Veneto.

Queste Regioni che volevano gestire le proprie eccellenze in egoistica solitudine, paradossalmente oggi sono quelle colpite maggiormente dal Covid19, necessitando della solidarietà del Paese e dell’apporto di delegazioni di medici provenienti da altri Stati e Continenti, nonché dalle tanto bistrattate Ong.

Si sente parlare in molti luoghi e da molte influenti figure politiche, spirituali e giornalistiche, del desiderio di ripartenza e di grandi cambiamenti. Anche noi di Rec pensiamo che si debba ripartire senza cercare una perduta normalità, perché siamo consci che se adesso ci si ammala di Covid19, il tornare alla normalità vorrebbe dire tornare ad ammalarci di inquinamento, vivere in conflitto con un sistema, quello della natura - in cui noi siamo integrati e di cui siamo dipendenti - con un modello sociale ed economico che ci mette in competizione con i nostri simili e in contrapposizione con le altre specie viventi. Quello che viviamo oggi è la conseguenza di questa “normalità”, che in nome del profitto e del tornaconto economico, ha distrutto equilibri naturali e sociali. Signor sindaco, lei dice che non ci salveremo ognuno per proprio conto ma tutti insieme, lei parla di ecologia integrale che coinvolga città, economia, lavoro e stili di vita. Come non essere d’accordo con queste parole. Quello che però traspare è tutt’altro. Le solite banche private intermediatrici di finanziamenti di provenienza pubblica per la ripartenza, senza avere il coraggio di pensare ad un sistema creditizio interamente pubblico finalizzato al bene collettivo. Le aziende della meccatronica che scalpitano per riaprire, alcune lo sono da lunedì. Aziende che rimettono in circolo centinaia di addetti, esposti al contagio e alla sua diffusione per una non chiara priorità. Ma che priorità sarebbe un’industria meccatronica che lavora per esportare componenti per l’autotrazione a carburante fossile in Germania? Possiamo pensare ad una scuola ed università che finalmente possa, insieme al territorio ed alle istituzioni, ragionare su cosa e come produrre? Questo polo dell’innovazione e lo stesso Tecnopolo di preciso su quali mandati sviluppano ricerche e progetti? Oggi le priorità sono evidenti e molto materiali e indirizzate verso l’utilità sociale ed ambientale. Oggi, dopo tanti anni, il settore privato, dalla sanità all’impresa, si dimostra incapace di dare una risposta credibile e progettare un futuro mediamente vivibile per tutti. La soluzione è un forte ritorno ad un ambito pubblico locale e nazionale in ambito sanitario, scolastico ed economico. Converrà sindaco, che il senso comune dei suoi cittadini alle prese con la sopravvivenza al coronavirus, ha ormai ben chiaro il ruolo della sanità pubblica e la rottura netta del paradigma neoliberista fatto di privatizzazioni e pareggio di bilancio. Vogliamo essere e saremo cooperanti fintanto che esisterà un mostro nella nostra città chiamato Covid19, con la certezza che questo nostro sentimento non sarà un assegno in bianco, ma uno stimolo per un cambiamento per cui lotteremo. —





Copresidenti di REC

Reggio Emilia In Comune

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