Gazzetta di Reggio

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La famiglia 

Ruini, dall’attività antifascista alla Commissione Costituente

Adr. Ar.

Bartolomeo “Meuccio”, primo proprietario della villa sampolese, fu tra  i promotori del Comitato di Liberazione Nazionale

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SAN POLO

Ne ha viste passare, di storie importanti, la bellissima Villa Triglia di San Polo. A costruirla fu, a inizio ’900, la famiglia Ruini, la famiglia di Bartolomeo “Meuccio” Ruini, uno dei principali politici reggiani dalla nascita dell’Italia ad oggi: avvocato, insegnane, esponente del Partito Socialista e poi del Partito Radicale, dirigente statale di altissimo livello, poi sottosegretario e ministro, decorato al valor militare durante la prima guerra mondiale. Antifascista dichiarato, è a capo di una campagna di stampa contro Mussolini, partecipa alla secessione dell’Aventino e paga questo coraggio con la progressiva estromissione da ogni carica pubblica e dagli incarichi di lavoro.

Consapevole di poter perdere anche Villa Ruini, decide di vendere la struttura al marito della sorella Ilde, Manlio Triglia, da cui arriva il nome attuale. La manovra non funziona: l’Abwher decide comunque di confiscare il complesso e di usarlo come propria sede. Lì finisce il furiere Bethge e lì arrivano, dopo complicatissimi e pericolosissimi giri, le lettere che Bonhoffer riesce a far spedire dalla reclusione di Tegel, dove rimarrà sino alla morte.

La carriera di Ruini proseguirà anche durante e dopo la guerra, riconosciuto come uno dei pochissimi politici dell’Italia monarchica ad aver sempre lottato contro il fascismo. È fra i promotori del Cln (Comitato di liberazione nazionale) come rappresentante di Democrazia del Lavoro, fondata con Ivanoe Bonomi; è ministro nei governi di guerra e del primissimo dopoguerra e presidente del Consiglio di Stato. Eletto alla Costituente, è il presidente della “Commissione dei 75”, chiamata a scrivere la Costituzione. È lui a gestire il non facile dialogo fra le parti. Nel 1953 viene eletto presidente del Senato, carica che mantiene brevemente. Nel 1957 è il primo presidente del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro; nel 1963 viene nominato senatore a vita e partecipa alle attività parlamentari sino al 1970, quando muore a 92 anni. Strade lontane ma unite da tanti valori comuni, con Bonhoeffer e con Betghe, che si intrecciano nei colli della vallata dell’Enza. —

Adr. Ar.

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