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Spacciatore di coca non parla poi patteggia e torna in libertà

Tiziano Soresina
Spacciatore di coca non parla poi patteggia e torna in libertà

L’operaio 23enne, incensurato, ottiene la sospensione condizionale della pena Muto anche il connazionale rientrato dopo l’espulsione: sarà processato a giugno   

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Tiziano Soresina

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Come prevedibile, i due albanesi arrestati lunedì dai carabinieri non hanno risposto – ieri mattina, in tribunale a Reggio Emilia – alle domande del giudice Giovanni Ghini, comunque il doppio passaggio giudiziario ha portato ad altrettante decisioni.

Relativamente alla vicenda di spaccio di stupefacenti, l’incensurato operaio 23enne Marvin Dedj – difeso dall’avvocato Noris Bucchi (sostituito in aula dal collega di studio Luigi Scarcella) – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi la difesa ha “concordato” con il pm Valentina Salvi un patteggiamento a 1 anno e 6 mesi (pena sospesa), infine avallato dal giudice Ghini. A quel punto caso chiuso e Dedj è tornato un uomo libero.

Ma cos’era accaduto in precedenza? Le indagini erano partite a causa del “movimento” sospetto registrato nei pressi di un’abitazione di Cavriago. Dubbi che lunedì hanno fatto scattare la perquisizione domiciliare da parte dei carabinieri. In quella casa i militari hanno trovato alcuni albanesi che occupano le rispettive camere in maniera indipendente. Tra questi il 23enne Dedj si è dimostrato collaborativo e ha consegnato ai carabinieri una cassetta di sicurezza portatile che aveva prelevato dall’armadio. Nella cassetta vi sono una decina di dosi di dosi di cocaina già confezionate e del peso di oltre 5 grammi. Sempre in quella cassetta di sicurezza sono stati rinvenuti tre involucri contenenti cocaina (5-6 grammi di “polvere bianca”) e un bilancino di precisione.

Ma non era finita qui, perché i militari hanno poi trovato oltre 5mila euro in contanti (di vario taglio le banconote) che sono ritenuti il provento dell’attività di spaccio: 3.600 euro all’interno della camera da letto del giovane e 1.600 euro nel portafoglio. In quella casa viene incastrato anche un altro albanese, cioè il 26enne Sheemsi Lila, in quanto risulta gravato da un provvedimento di espulsione emesso dalla Prefettura nell’aprile 2019 ed eseguito nell’agosto successivo. Ma lui è tornato illegalmente in Italia, da qui l’arresto. Ieri il giovane – difeso dall’avvocatessa Giulia Incerti – è rimasto in silenzio in aula. Non è stata richiesta una misura restrittiva, quindi il 26enne affronterà da uomo libero il processo rinviato all’11 giugno. —

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