Gazzetta di Reggio

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«La festa della polizia non è quella solita ma siamo ancora di più in mezzo ai reggiani»

Ambra Prati
«La festa della polizia non è quella solita ma siamo ancora di più in mezzo ai reggiani»

Il questore Giuseppe Ferrari: «Mai vissute celebrazioni in questo modo ma la crisi sanitaria ribadisce quello che siamo e ne siamo orgogliosi» 

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L’INTERVISTA

Ambra Prati

«Una festa della polizia così non l’avevo mai vissuta, però devo dire che mi ha toccato. Ora anche noi dobbiamo cambiare e adeguarci a nuove circostanze». Il questore Giuseppe Ferrari, ieri mattina, durante il 168esimo anniversario della polizia di Stato, si è commosso quando in solitaria ha presenziato alla deposizione della corona ai caduti mentre le note del “Silenzio” risuonavano in una piazza vuota.

Questore, parliamo del bilancio della polizia a Reggio nell’ultimo anno.

«Mi trovo a commentare dati che sono frutto di un’attività che non ho guidato in prima persona, essendomi insediato quest’anno. Detto questo è un bilancio estremamente positivo. Lo si vede dal lavoro svolto dalla squadra mobile, fortemente indirizzata al contrasto allo spaccio di stupefacenti; dalla squadra volante, che ha dimostrato una presenza capillare con più di 7mila interventi effettuati; dall’Upgsp (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico) dipende, oltre alla volante, la sala operativa del 113 con 63mila chiamate annue. Da citare le numerose misure di prevenzione della Divisione Anticrimine; l’ambito operativo rilevante della polizia amministrativa e sociale; l’Ufficio Immigrazione, che ha gestito il tema degli extracomunitari, un’attivitàdella quale vediamo i ritorni positivi ora, con la vicinanza dimostrata dalle comunità straniere. Non dimentichiamo la Polstrada, la polizia ferroviaria, chiamata a seguire pure la Mediopadana, e la polizia postale. Il coordinamento delle forze dell’ordine in materia di ordine pubblico, fondamentale in questo periodo, viene gestito dal sottoscritto per tramite dell’Ufficio di Gabinetto: è la regia generale. Propedeutico il ruolo della Digos: se la Digos opera bene qualsiasi evento fila liscio».

Che cosa la soddisfa di più e che cosa la preoccupa maggiormente?

«La mia attenzione ora è concentrata sui controlli inerenti il contenimento del contagio: tutte le nostre risorse sono su questo fronte, che ci vede proiettati all’esterno ma con tutele per la salute degli agenti. A tal proposito, un sentito grazie all’ufficio sanitario provinciale e agli uffici che ruotano intorno al personale. Sono circondato da uomini e donne che in questo mese e mezzo hanno dimostrato una nuova disciplina e la volontà di fare fino in fondo il loro dovere: questo mi stimola e fa sì che non mi preoccupi».

Quando si parla di reati si parla spesso anche di percezione. Come stanno le cose in termini numerici?

«Ora i reati sono ridotti fortemente causa Covid-19; avremmo preferito la normalità. Detto questo, nell’ultimo anno c’è stato un decremento dei reati. Se i cittadini rappresentano una percezione di insicurezza dobbiamo capire da dove nasce questo disagio. Non dobbiamo perdere di vista quello che è il sentimento della nostra comunità, come stiamo facendo in questo periodo dove siamo presenti per far rispettare le regole ma anche per cogliere i bisogni delle fasce più deboli».

Lei è questore a Reggio dal 24 febbraio scorso. Che città e quale territorio ha trovato? Qual è la sua diagnosi sulla sicurezza, la gente, la società?

«Quando mi sono insediato ho trovato un sistema Reggio Emilia pronto ed efficiente. I vertici istituzionali (prefetto, sindaco, presidente della Provincia) stanno facendo squadra e mettono tutto il loro impegno per superare gli ostacoli».

Il Reggiano è ancora esposto a nuove o mutate infiltrazioni della criminalità organizzata? Se dovesse indicare una inedita via d’accesso quale indicherebbe?

«Assistiamo ad una congiuntura che avrà inevitabili ricadute sociali ed economiche: questo ci attende nel prossimo futuro. Andranno rimodellate le modalità operative della polizia e dovremo fronteggiare eventuali tentativi della criminalità organizzata di insinuarsi nelle pieghe della crisi. Quando industrie e commercio vanno in difficoltà diventano più vulnerabili alle aggressioni delle mafie, perciò dovremo giocare d’anticipo. Dovremo affrontare anche questa eventualità».

In queste settimane, la polizia di Stato è chiamata ad intensificare tutte le sue attività. Come e quali?

«I poliziotti che hanno svolto attività di prossimità (controlli del territorio e chiamate al 113) si sono trovati a far fronte a richieste anche inusuali, spesso richieste d’aiuto; gli operatori del 113 hanno fatto tantissima informazione. Personalmente poi ho verificato la qualità della squadra volante. Rilevo una grande capacità di interagire con la popolazione: i miei uomini si sono distinti nell’aiuto dei cittadini in difficoltà».

Festa della Polizia al tempo della pandemia. Ma il messaggio, il significato, restano, vero?

«Una festa della polizia con queste modalità è un’assoluta novità, ma il significato è intatto, anzi si fa più forte. È un’occasione per ribadire che noi ci siamo: siamo forti, coesi, orgogliosi di essere poliziotti».

Pasqua è alle porte e si teme un allentamento dei corretti comportamenti. Cosa raccomanda ai reggiani?

«Nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica il prefetto ha disposto un potenziamento dei controlli e più pattuglie: tra tutte le forze di polizia, saranno centinaia gli agenti in strada. Credo che il cittadino soppesi, più che i numeri, la presenza: e il giudizio dei cittadini per me è fondamentale. Spero che i reggiani dimostrino disciplina. Capisco che ormai sono settimane che vige il “restate a casa” e il bel tempo non aiuta, tuttavia penso sempre a chi ha sacrificato la vita per combattere la pandemia: medici e paramedici. Fatelo per loro: rispettate le regole». —



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