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Le preoccupazioni dei sindacati «Siamo stati tutti colti impreparati»

Luciano Salsi
Le preoccupazioni dei sindacati «Siamo stati tutti colti impreparati»

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REGGIO EMILIA

Meglio tardi che mai. Le attenzioni si concentrano finalmente sugli anziani e sulle persone che li assistono rischiando di trasmettere e subire il contagio. I sindacati della funzione pubblica, che rappresentano operatori sanitari e socio-sanitari, non hanno dovuto aspettare la commissione per indirizzare la antenne sulla drammatica situazione delle case di riposo. Da tempo ricevevano dagli iscritti segnalazioni sulla carenza di protezioni e ora denunciano il ritardo con cui si sta correndo ai ripari.

«La situazione – riferisce Giuseppe Belloni della Uil – è molto grave. Ogni giorno riceviamo telefonate dalla città e dalla provincia. I lavoratori del settore insistono sulla criticità delle residenze per anziani. Siamo molto preoccupati perchè in molti casi i dispositivi di protezione mancano o sono inadeguati. È necessario che gli operatori indossino mascherine Ffp2 anzichè le chirurgiche non abbastanza protettive. Inoltre devono essere dotati di camici idrorepellenti. In mancanza vengono utilizzati camici da cucina, che non avendo le maniche lasciano scoperte le braccia. Purtroppo il virus ci ha colti impreparati per la negligenza a monte. Eppure l’Oms aveva diffuso nel 2014 le linee guida per prevenire il contagio, sulla base dell’esperienza della Sars. All’inizio si è sottovalutato il pericolo e nelle case protette non si sono prese subito le contromisure necessarie. L’Ausl usa da sola 30mila mascherine al giorno. Le si è data giustamente priorità nella fornitura di questi dispositivi, ma non ce n’erano a sufficienza per le case di riposo. Abbiamo dovuto aspettare il 4 aprile perché la Regione inviasse 80mila mascherine. Inoltre non sono state sospese ovunque le visite dei parenti».

Anche Elvira Meglioli, che fa parte della segreteria della Camera del Lavoro con delega al Welfare, chiede un maggiore impegno delle istituzioni: «Purtroppo – spiega – siamo stati colti tutti impreparati. Qualcosa è andato storto nelle strutture che ospitano queste persone fragili. Ora occorre arginare il contagio e prevenirne la diffusione. Le richieste dei sindacati le abbiamo espresse nelle conferenze territoriali del 30 marzo e di martedì, in presenza di autorità sanitarie, protezione civile e diversi sindaci. Si dovrebbero fare test sierologici per isolare i non contagiati. Li si sta facendo sul personale sanitario e in successione sugli operatori socio-sanitari. Poi si dovrebbero testare ospiti e personale addetto alle pulizie. Nella prossima conferenza chiederemo di potenziare l’équipe di specialisti che interviene sul territorio. La situazione ospedaliera è migliorata grazie alla diminuzione dei ricoveri. Quindi si possono liberare risorse specialistiche per intervenire sulle case di riposo pubbliche».

Un’altra proposta viene dalla Cisl: «La Regione – riferisce Davide Battini – l’ha fatta propria dando l’indicazione di concentrare gli anziani contagiati in residenze specifiche, come si è fatto riservando certi ospedali. In tal modo si evita che il personale diffonda l’infezione passando da una camera all’altra. Le case di riposo non hanno personale adeguato, non disponendo del servizio infermieristico h24. In regione, la provincia di Reggio non è la più colpita, ma è a forte rischio per l’aumento dei contagi». —

Luciano Salsi

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