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Morti in ospedale, indaga la Procura fascicoli aperti sulla base di esposti

Tiziano Soresina
Morti in ospedale, indaga la Procura fascicoli aperti sulla base di esposti

Le inchieste: proseguono le verifiche dei nas nelle case protette 

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Familiari di defunti che si rivolgono agli avvocati di fiducia per mettere nero su bianco i dubbi che hanno su come i propri cari siano stati curati in ospedale dal momento in cui erano stati ricoverati con evidenti sintomi da Coronavirus. Perplessità condensate in esposti ora al vaglio della Procura.

Quindi c’è ora pure il fronte giudiziario che sta venendo avanti in questi giorni sempre più turbolenti di dolore estremo per i morti che si accatastano ed il numero di positivi che non s’arresta, dando un quadro meno rassicurante sulla frenata del contagio.

Si tratterebbe di casi molto diversi fra loro che avranno bisogno in Procura di non pochi accertamenti da parte degli inquirenti.

Omicidio colposo o epidemia colposa potrebbero essere i reati individuabili, ma il condizionale è d’obbligo visto che sulle caratteristiche del Covid-19 si sa ancora troppo poco sul piano medico-scientifico.

Il tutto in uno scenario ospedaliero nazionale a dir poco delicato, in cui medici e infermieri hanno già fatto una conta terribile dei morti fra i camici bianchi e si susseguono le linee guida sull’utilizzo dei dispositivi di protezione da parte dei sanitari.

E anche nel Reggiano questo autentico tsunami virale – come ha spiegato Cristina Marchesi, direttore sanitario dell’Ausl, giovedì durante la riunione della Commissione “Servizi sociali-Sanità-Assistenza“ del Comune – ha richiesto la profonda riorganizzazione di tutta la rete sanitaria provinciale per far fronte all’emergenza.

Una fase di grandi timori e di morte ancora purtroppo in divenire che porta il procuratore capo Marco Mescolini – interpellato dalla Gazzetta – a non andare oltre al più classico dei «No comment» sui fascicoli riguardanti decessi da Coronavirus in ospedale, assicurando però che «la Procura valuterà con attenzione eventuali segnalazioni giunte dai cittadini o dai carabinieri del Nas di Parma».

L’allusione all’operato dei militari specializzati nella tutela della salute riguarda le verifiche potenzialmente in atto in tutte le case protette reggiane dove il virus sta lasciando un pesante segno: circa 150 morti, 600 gli anziani contagiati su 3.500 ospiti (il 17% della popolazione in strutture pubbliche e private). E ancora più nello specifico – come ha evidenziato Raffaele Leoni (presidente dell’Asp- Città delle Persone) sempre in quella riunione – sono 160 gli ospiti positivi su circa 660 posti disponibili.

I carabinieri del Nas di Parma stanno effettuando dei controlli di carattere amministrativo, il che significa accertamenti sugli ambienti in cui vivono gli anziani, sulle protezioni usate dagli operatori e su come l’assistenza viene assicurata.

Ma i militari possono arrivare anche al sequestro probatorio delle cartelle cliniche (contenenti radiografie e referti) degli anziani infettatisi, nel caso ritengano necessari ulteriori approfondimenti.

Un sequestro della documentazione medica che sarebbe l’anticamera di un’informativa di reato da far giungere in Procura. —

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