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Nei centri anziani della Montagna 31 ospiti morti e 96 contagiati

Jacopo Della Porta
Nei centri anziani della Montagna 31 ospiti morti e 96 contagiati

Il punto su tutte le strutture del distretto di Castelnovo Monti Un responsabile: «Ma non è il tempo dei giudizi sommari»

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Jacopo Della Porta

CASTELNOVO MONTI

Nelle strutture per anziani di tutto il distretto di Castelnovo Monti su 346 ospiti, lunedì scorso ne risultavano contagiati 96 (di cui 4 ricoverati in ospedale). I sintomatici erano 33.

Le persone decedute, positive al Covid o per le quali c’è il sospetto che lo fossero, sono state 31, 13 in struttura e 18 in ospedale.

Gli operatori positivi sono 23, anche se quelli a casa in malattia sono molti di più e questo sta mettendo in difficoltà le strutture, costringendo chi è al lavoro a grandi ed encomiabili sacrifici.

Come detto in questi giorni, la situazione nel Reggiano è a macchia di leopardo ma ogni distretto è stato coinvolto. Per quanto riguarda quello di Castelnovo Monti la percentuale dei contagi è quasi identica al dato provinciale complessivo (28% in relazione agli ospiti)

Ci sono centri che non hanno avuto alcun contagio e alcun decesso. Nell’Asp don Cavalletti di Carpineti (67 ospiti in due strutture) alla voce contagi, sintomatici, decessi e dipendenti positivi, il dato corrispondente è “zero”. Così anche nella Cra di Villa Minozzo (34 ospiti) e nella struttura privata Pungitopo di Cervarezza (19 ospiti). Nella Cra le Ginestre di Castelnovo Monti ci sono dei sintomatici ma per il resto su 44 ospiti non si sono registrate positività o decessi.

Chi dirige e lavora in queste strutture sta vivendo settimane durissime per tentare di salvare gli anziani. Un responsabile, che ha chiesto di non essere identificato, esprimere il suo disagio per quello che ritiene un giudizio sommario che sente aleggiare nei confronti di tanti operatori. «Non è giusto in questa fase delicata fare una classifica dei bravi e dei cattivi in base al numero dei contagiati o dei decessi. Non è giusto perché non abbiamo le conoscenze scientifiche necessarie per capire come mai alcune strutture siano rimaste immuni ed altre siano state contagiate. Non sappiamo perché in alcuni luoghi la malattia si sia presentata con una virulenza e una sintomatologia grave, mentre in altre gli effetti siano stati blandi. Siamo al lavoro ogni giorno senza sosta, sono sicuro che tutte le case di riposo e Cra hanno seguito i protocolli Ausl in modo scrupoloso ma non è questo il momento dei giudizi sommari». Per fugare il dubbio che si tratti di parole di convenienza, va precisato che il responsabile lavora in una struttura dove la situazione è del tutto sotto controllo.

A Castelnovo Monti nella Cra I Ronchi ci sono 27 positivi e un decesso su 29 ospiti, inoltre 8 dipendenti sono positivi. La privata Villa Paola, sempre nel capoluogo montano, ha 21 positivi su 34 e ha avuto 7 decessi in ospedale e 5 in struttura.

«Nelle case di riposo la situazione in generale non è rosea in molti luoghi d’Italia - dice il medico Carlo Boni, consigliere comunale delegato dal sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini alla Sanità - ma credo sinceramente che di più non si potesse fare. Il problema principale al momento è la difficoltà nel reperire il personale che è in malattia. Il Comune ha svolto un ruolo di supporto e di raccordo rispetto alle strutture e l’Ausl. Purtroppo le case di riposo non è stato possibile chiuderle come avvenuto con le scuole o i centri per i disabili all’inizio dell’epidemia. Siamo di fronte a una malattia nuova, per la quale non c’è vaccino, e dunque l’opera di contenimento non è stata affatto semplice».

Completano il quadro del distretto montano l’Oasi San Francesco di Cereggio (Ventasso), di cui si è detto ieri (16 ospiti positivi su 42 e un decesso e 4 dipendenti positivi), la Boni Spaggiari di Vetto (3 positivi e nessun decesso), la struttura privata Albergo Residence Sara di Casina (5 positivi su 17, 4 decessi, 1 operatore positivo) e la Cra Villa Marina di Casina (23 positivi su 37, 13 decessi e 5 operatori positivi).

Quando sarà finita questa emergenza si farà un bilancio di cosa è stato fatto e cosa si poteva fare meglio ed è presumibile che nascano piani per il futuro. Una coordinatrice infermieristica al lavoro in un centro per anziani, per spiegare la ragione per la quale alcune strutture sono state completamente contagiate ed altre salvate, non trova altra spiegazione se non questa: «Fortuna e sfortuna». Il caso in questa drammatica epidemia ha avuto dunque un ruolo, anche se in questo momento non è possibile capire quanto importante. —

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