Ora si sono generate nuove priorità La ricostruzione deve essere condivisa
L’appello del vescovo alla città e alla provincia per la ripresa Oggi interviene il presidente della Fondazione Manodori
Il presidente della Fondazione Manodori aderisce all’appello del vescovo Massimo Camisasca che la Gazzetta ha pubblicato domenica.
Romano Sassatelli
Caro Direttore, la ringrazio per l’opportunità ad accogliere alcune riflessioni in merito al confronto stimolato dal vescovo Massimo Camisasca, dall’intervento del sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, e dai seguenti.
È fondamentale prepararci alla ripartenza e ad una ricostruzione. Dobbiamo però essere consapevoli che l’andamento dell’epidemia epocale che ci ha colpito è ancora tale da costringerci alla fase della reattività e della risposta sanitaria. Ancora non sappiamo, per mancanza di riscontri scientifici completi, quale sarà la condizione umana, sociale e lavorativa della nostra collettività nei prossimi mesi. Ciò nonostante, come abbiamo già avuto modo di affermare, la Fondazione Manodori ha rapidamente e da subito contribuito a dare il proprio sostegno ai bisogni sanitari e sociali più urgenti, avendo comunque ben presente come sia necessario avere uno sguardo proiettato anche al futuro, per potere aiutare la nostra comunità nel difficile cammino che si prospetta. L’epidemia che stiamo vivendo probabilmente cambierà alcune condizioni, ma sicuramente sappiamo che colpirà duramente le situazioni che erano già più fragili.
ma le difficoltà erano già evidenti
La sostenibilità del sistema sanitario, e del welfare in generale, era già un argomento di particolare attualità. Le difficoltà dell’economia reale, la carenza della dignità del lavoro erano già evidenti. La sofferenza degli ultimi, ma anche le condizioni di fragilità erano già al centro delle nostre attenzioni. La povertà educativa era sempre più manifestamente un problema diffuso.
Queste difficoltà saranno messe sotto una potente lente di ingrandimento e risulteranno amplificate dalla condizione che stiamo attraversando, che causerà inoltre nuove vulnerabilità e nuovi bisogni.
che cosa ci insegna?
Che lezione ci insegna quello che stiamo vivendo? Quali opportunità fa emergere? Certamente ci insegna a prenderci più cura degli elementi strutturali che una società sana deve valorizzare: il diritto al lavoro, il diritto alla salute intesa in modo globale, percorsi di welfare, la condivisione della cultura.
Ne deriva ciò che insieme è insegnamento e opportunità. . Se continueremo a coltivare un modello sbagliato di individualismo, forse riusciremo a superare comunque la prossima epidemia o la prossima tempesta finanziaria, ma rimarremo “malati” per sempre.
cogliere l’occasione
Ora, quindi, finalmente, la nostra comunità può curarsi, se sarà in grado di cogliere questa occasione in modo adeguato. E il modo adeguato è uno solo: definire le priorità in modo condiviso e agire con determinazione.
In questo contesto la Fondazione Manodori potrà intervenire in primo luogo attraverso i suoi naturali ambiti di intervento, cercando di rendersi ancora più flessibile e disponibile, attivando modalità operative appropriate. Siamo in fase di chiusura del bilancio consuntivo e a breve potremo fare valutazioni più precise.
Ma sicuramente possiamo dire che alla ripartenza auspicata, la Fondazione ci sarà per mantenere in primo luogo gli impegni presi nei diversi settori erogativi. Dal sostegno agli istituti scolastici di ogni ordine e grado, dalle scuole d’infanzia pubbliche e private, fino all’università, con il recupero del seminario. Dal teatro alle istituzioni culturali, dalle mense per i poveri al welfare di comunità, per ritornare nuovamente alla sanità. Senza dimenticarci di tutti quegli investimenti per dare garanzie di accesso al credito ai soggetti no profit, in parte già attivati e ulteriormente incrementati, proprio pensando alle situazioni di difficoltà che si dovranno affrontare alla ripresa delle attività.
fermarci a riflettere
È chiaro che dovremo fermarci a riflettere su quali nuove priorità emergeranno dopo questa situazione di emergenza. In parte lo abbiamo fatto. Proprio su alcuni temi illustrati nelle comunicazioni dei giorni scorsi.
a) Per snellire le procedure burocratiche, abbiamo indicato sul nostro sito alcune possibilità rivolte agli enti beneficiari per poter affrontare termini e scadenze in maniera più agevole e anche per poter rivedere i propri progetti o i tempi di realizzazione, alla luce dei nuovi bisogni a cui si dovrà rispondere.
b) Per agevolare l’accesso al credito dei soggetti no profit ci siamo attivati, anche in accordo con altre Fondazioni e con istituti di credito, per rimodulare i termini e la disponibilità del bando Cresco per due milioni di euro e abbiamo partecipato all’attivazione di un fondo nazionale rotativo per il terzo settore di decine di milioni di euro, attraverso il quale le organizzazioni no profit potranno ottenere liquidità per sostenere nuove esigenze o nuove funzioni e per far fronte alle criticità create dalla sospensione delle attività.
c) Sappiamo che anche il mondo del terzo settore è fatto di imprese. Imprese sociali che, sebbene animate da fortissimi ideali e dal volontariato, devono comunque confrontarsi con la sostenibilità dei propri servizi e con la liquidità necessaria a dare gambe al proprio importantissimo operato. Probabilmente anche per questo mondo sarà fondamentale confrontarsi con nuove sfide e nuovi obiettivi e pertanto la Fondazione Manodori vuole sostenere questo percorso così sfidante che riguarda un territorio, come quello reggiano, straordinariamente ricco di questa grande risorsa di organizzazioni senza scopo di lucro. L’accesso al credito e alla liquidità sarà anche in questo caso un fattore fondamentale, di tempo e di sostenibilità. Per il sostegno a servizi essenziali e all’innovazione indispensabile per far fronte a nuove esigenze. Un investimento concreto per attivare nuove risorse.
d) Sulla ripartenza della cultura. Siamo consapevoli che tutti gli enti e le istituzioni impegnati nell’animare la socializzazione e l’attività culturale sono stati costretti a fermare totalmente le proprie attività.
Dopo una chiusura assoluta è presumibile pensare ad una ripartenza controllata e pertanto ci si dovrà attivare per accompagnare questa necessaria fase di prolungamento o addirittura, immagino, di ripensamento e riorganizzazione di alcune iniziative.
e) Anche il mondo della scuola e dell’educazione, che già da diverse settimane ha visto rivoluzionare le proprie attività, si dovrà confrontare con una ripartenza altrettanto complessa. I bisogni non saranno mutati e se ne aggiungeranno probabilmente dei nuovi. La povertà educativa è un filone di intervento che da tempo ci caratterizza e che, oggi più che mai, dovremo esplorare per capire cosa questo evento, così inedito nell’andare a minare proprio il momento collettivo, porterà con sé. In termini di metodologie e di contenuti.
f) Rispetto al welfare di comunità, quando potremo ripartire con gli incontri per il bando WelCom, dovrà essere data ulteriore valorizzazione alla metodologia e ai presupposti concertativi, per poterci confrontare insieme a tutta la comunità del territorio reggiano su nuovi e necessari percorsi di condivisione che possano, oggi a maggior ragione, provare a rispondere alle vulnerabilità sociali. In accordo con le forze economiche e produttive, abbiamo avviato negli anni scorsi un percorso originale proprio per provare ad intervenire su quelle aree non prettamente legate alla natura filantropica delle Fondazioni. Supporto a chi ha perso il lavoro e a condizioni familiari difficili, servizi a domicilio, di prossimità, piccole comunità che si auto organizzano. Crediamo che progetti specifici in quest’ambito possano diventare ulteriormente necessari.
Il dramma che ci ha travolto ha impedito l’incontro, previsto a inizio marzo, tra gli amministratori della Fondazione e i rappresentanti degli enti designanti, dell’intera collettività. L’obiettivo era quello di condividere una riflessione sulle priorità della nostra comunità e sulla valutazione della ricaduta sociale degli interventi.
Questo confronto è diventato oggi ancora più urgente ed è nostra intenzione recuperarlo al più presto. La Fondazione Manodori, ricca delle diverse sensibilità che la costituiscono, è un naturale collettore di questa opportunità per ‘lavorare insieme’ e sicuramente si attiverà per dare il suo contributo ad una ricostruzione condivisa. —
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