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la casa “il giardino” DI BAGNOLO 

«Porte chiuse prima dell’obbligo Da noi non ci sono anziani malati»

Cristina Orsini
«Porte chiuse prima dell’obbligo Da noi non ci sono anziani malati»

Nella struttura di via Borri vivono 80 ospiti, assistiti da 50 operatori. La direttrice:  «Ce la stiamo mettendo tutta». Presto i tamponi agli assistiti

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bagnolo

Sfiniti ma soddisfatti. Sono gli operatori della casa per anziani “Il Giardino” di via Borri a Bagnolo.

«Siamo stanchi perché da mesi non ci fermiamo un attimo, ma soddisfatti perché qui dentro di casi di contagio da Covid-19, per ora, non ce ne sono ancora stati, né tra gli ospiti della casa né, tanto meno, tra il personale. E il perché è semplice: abbiamo chiuso la strutture ben prima dell’ordine generale di serrata».

E in tempi di Coronavirus e di stragi, più o meno rivelate, nella strutture che assistono anziani, «raccontare una storia diversa – dice Ada Petrosino, animatrice socio culturale della struttura – ci fa piacere e ci riempie di orgoglio».

Già da febbraio, la casa – a gestione privata, una delle 51 residenza per anziani sparse in tutta Italia del gruppo Anni Azzurri-Kos con sede a Milano – con 80 anziani, autosufficienti e non ricoverati e 50 dipendenti tra personale sanitario, assistenti, impiegati, staff di cucina, ha chiuso la porta – senza più riaprirla – a visitatori esterni «sia che si trattasse di parenti – aggiunge Petrosino – sia che si trattasse di fornitori». Insomma un “lockdonwn” deciso con qualche settimana di anticipo che ha preservato, fino a questo momento, ospiti e personale.

Come spiega anche la direttrice Daniela Zaccanelli, che conduce la struttura dal 2012. «Sono entrata qui dentro con il terremoto – racconta – e ora mi trovo, assieme agli altri collaboratori, ad affrontare questa situazione di estrema difficoltà e delicatezza. Come l’altra volta, ce la stiamo mettendo tutta per evitare problemi. Speriamo di poter dire, alla fine, di avercela fatta ». La “prova del nove” delle condizioni di salute degli anziani de “Il giardino” arriverà ben presto, «perché finalmente la Ausl ci ha annunciato – continua la direttrice – che verranno fatti tamponi a tutti gli ospiti».

Ad oggi, la storia racconta che gli anziani stanno bene, che nessuno ha sintomi e che la loro vita procede con serenità, con contatti via tablet con i parenti. Talmente tanto bene che uno degli ospiti ha compiuto 100 anni recentemente, un’altra, Silvia Spaggiari, li festeggerà il 17 aprile e poi toccherà a un terzo “nonnino” raggiungere il ragguardevole traguardo delle cento candeline. «E per loro – prosegue Petrosino – organizzeremo una festicciola tra noi, con torta e spumante, senza chiamare animatori e musica dall’esterno, come facevamo prima dell’emergenza, per dare un senso di normalità e di comunità a queste straordinarie persone».

Ma come ha fatto “Il Giardino” a passare indenne – almeno fino a questo momento – dalla furia devastatrice di Covid-19? «Applicando ogni e qualsiasi misura di prevenzione in modo rigidissimo» afferma la direttrice. Oltre al lockdown immediato, il personale lavora sempre con guanti, cuffia, mascherina e, se serve con la protezione facciale. «Questo è stato possibile – spiega Zaccanelli – perché siamo stati riforniti di dispositivi di protezione personale dalla nostra casa-madre, in tempi utili e in quantitativi sufficienti. Le operazioni di igienizzazione degli ambienti e del personale, sono quotidiane e, anche se i nostri dipendenti ogni sera fanno ritorno a casa per poi rientrare al lavoro, nella struttura, la mattina successiva, hanno l’obbligo di igienizzare i vestiti portati durante il lavoro e di tenere delle distanze precauzionali dagli altri familiari». Insomma, un protocollo rigido di misure di sicurezza che, fino a oggi, ha dato risultati.

Sono quattro, complessivamente, le strutture che il gruppo Anni Azzurri-Kos, gestisce, ormai da anni, in Emilia Romagna tra Bologna, Reggio Emilia e Modena. —

Cristina Orsini

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