Sartori: 85 positivi, 19 morti (7 per Covid) in 45 giorni
La direttrice: «Trenta operatori in malattia, di cui una ventina per il virus»
Mauro Grasselli
SAN POLO
Com’è strutturata l’Asp Sartori (sedi, numero ospiti)? Quanti sono positivi e non positivi al Covid-19?
«Parlando delle Case residenza gestiamo tre strutture: la Cra Sartori di San Polo, Villa Diamante a Campegine e la casa protetta di Cavriago – spiega Vanja Guidotti, direttore dell’Asp Sartori –. In totale al 9 aprile sono presenti 172 ospiti, di cui 85 positivi (3 a Cavriago, 34 a San Polo, 46 a Villa Diamante».
Avete avuto dei decessi? Se sì, quanti per Coronavirus?
«Nell’ultimo mese e mezzo abbiamo avuto 19 decessi, di cui 7 per Covid19».
Si discute sulla difficoltà nell’attribuire i decessi (per il Covid, con il Covid, senza tampone, soprattutto per chi muore a casa). Che ne pensa?
«Io posso parlare degli ospiti dei nostri servizi; spesso sono anziani non autosufficienti pluripatologici. Definire a cosa è dovuto il decesso credo sia difficile per chiunque, anche per il medico competente. Diciamo che il Covid si aggiunge... Quello che è importante, ed è ciò che stiamo facendo tramite i nostri medici di struttura col supporto Ausl, è terapizzare l’ospite sintomatico dall’inizio del manifestarsi del sintomo, per cercare di contenere l’aggravarsi della malattia e garantire una dignitosa qualità della vita anche con il Covid, anche per anziani pluripatologici».
Come avete suddiviso gli ospiti positivi da quelli negativi nelle tre strutture?
«Come indicato anche dalla circolare regionale, abbiamo creato zone rosse: nuclei o spazi, a seconda del numero dei positivi, e li abbiamo adibiti ai soli ospiti affetti da Covid. Abbiamo compartimentato tutto: vuol dire che, sempre in base al numero degli ospiti, abbiamo creato équipe di lavoro ad hoc per i nuclei rossi e cambiato i piani di lavoro degli operatori (quando in struttura ce ne sono pochi, tipo Cavriago che ne ha solo 3, isolati). Inoltre abbiamo definito, partendo dalle indicazioni Ausl, col Responsabile del Servizio prevenzione e protezione e col medico competente per la sicurezza dei lavoratori, un documento di valutazione rischi specifico per la gestione dei pazienti Covid, che comprende la gestione dei servizi accessori (lavanderia, cucina, pulizie, manutenzioni)».
Operatori sanitari: avete avuto casi di malattia per Covid o altro? Se sì, avete avuto problemi per le sostituzioni e quindi per la copertura dei turni di lavoro?
«Ad oggi abbiamo circa 30 unità di personale a casa in malattia, di cui una ventina con Covid. Abbiamo precettato personale dai territori, dato che i centri diurni sono chiusi; abbiamo chiesto rinforzo infermieristico all’Ausl e stiamo cercando di reperire Oss tramite agenzia interinale; abbiamo fatto presente ai sindaci nostri soci la critica situazione di personale; abbiamo rivisto i piani di lavoro per garantire a tutti gli ospiti adeguata assistenza anche in questo momento di carenza di personale. C’è un alto sforzo e impegno da parte di tutti per gestire l’emergenza. In questo mutato contesto organizzativo, la professionalità e l’umanità del personale sono fattori imprescindibili per la tenuta di tutta l’organizzazione. Per questo ringrazio con tutto il cuore il personale Asp per l’impegno indescrivibile profuso».
Da quando siete in “allarme”per Covid? Come vi rapportate con Asul e sindaci?
«Il primo caso è stato sulla Cra di Cavriago il 13 marzo, allarme poi rientrato, data la situazione odierna della Cra, che ha solo 3 casi. Da fine mese si è sviluppato il contagio a Villa Diamante e verso i primi di aprile ha iniziato sul Sartori di San Polo. Quotidianamente il direttore relaziona al presidente del Cda, e il presidente con presidente dell’Unione, presidente assemblea soci Asp e altri sindaci. Il report è continuo. Idem con Ausl: il direttore Asp si confronta quotidianamente ormai da un mese con direttore di distretto Ausl di Montecchio, dottoressa Sonia Gualtieri».
Avete avuto problemi nel reperire i dispositivi di sicurezza? Il problema persiste?
«Sì certo, abbiamo avuto problemi come tutti. Oltre a una parte di mascherine chirurgiche, e ora fp2 e camici che ci ha fornito Ausl, stiamo continuando, con notevole sforzo economico, ad acquistare i dispositivi sul mercato da diversi fornitori per cercare di superare il problema costante della non consegna degli ordini. Rispetto a due settimane fa la situazione pare leggermente migliorata».
Avete problemi relativi all’esecuzione dei tamponi?
«No, i tamponi per gli ospiti vengono richiesti all’Ausl che in tempi brevissimi si attiva per farli e per farci avere esito. Oltre ai 140 tamponi che sono già stati fatti ai nostri ospiti, si continua a farne appena gli ospiti ora negativi iniziassero a mostrare sintomi quali febbre, tosse o altro che il medico di struttura ritenga assimilabile alla sintomatologia da Covid».
Com’è il morale degli operatori “in trincea”? Sentite la vicinanza dei cittadini?
«Gli operatori sono chiaramente stanchi, e la parola rende poco; preoccupati per la loro salute, per quella dei loro cari, quella dei loro colleghi a casa in malattia. Abbiamo messo a disposizione degli alloggi per permettere loro di non tornare a casa e attivato un servizio di ascolto e sostegno psicologico a distanza, gratuito per famigliari e operatori. I famigliari, che sono informati e hanno momenti di incontro tramite videochiamate coi loro cari, ci fanno sentire la loro vicinanza, la gratitudine e tutto il loro sostegno. Questo per noi è molto importante; come la cura degli ospiti, anche la relazione coi famigliari è un caposaldo del nostro lavoro ». —
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