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Un nuovo mondo per Reggio Emilia, convocate adesso gli Stati Generali

Stefano Scansani
Un nuovo mondo per Reggio Emilia, convocate adesso gli Stati Generali

Il potere della città oggi è chiamato alla prova più difficile (e rapida). Fra tante asimmetrie molta convergenza: la ricostruzione va condivisa 

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REGGIO EMILIA. Ci vuole un po’ di tempo per capire dove risiede il potere a Reggio Emilia. Non è tempo sprecato, perché conduce alla scoperta di un sistema particolarissimo, molto reggiano, direi obliquo. Nel senso che passa attraverso tanti nodi che all’apparenza sembrano autonomi o addirittura asimmetrici. Comune, industriali, sindacati, cooperazione, organizzazioni di categoria, banche, fondazioni… ognuno lavora in proprio. Eppure a Reggio i cosiddetti decisori costituiscono una rete, che chissà in quale luogo e chissà con quale modalità condividono linee, pigliano determinazioni, o almeno si riuniscono in un confronto benedetto.

BENEDETTO. Ho scritto “benedetto” non a caso. Perché nelle occasioni più generali, superiori, quelle in favore della civitatis gubernatio (così i latini definivano il governo della città, nel senso del bene pubblico) c’è il vescovo che benedice. E il sistema reggiano è fatto. Monsignor Camisasca, mi capisca: nel lessico giornalistico la benedizione è il benestare morale oltre che spirituale.

COMUNISTI.v Quindi la “Versione di Barney” - nel senso del personaggio dei cartoni animati dell’età della pietra “Gli Antenati” - non esiste, l’immagine folk stalinista evocata delle destre è più vecchia di Stalin: i decisori di Reggio Emilia non sono comunisti. Non lo sono più da almeno mezzo secolo. Sono altro e non tengono imitatori.

DOSSETTIANI. Uso un termine anglosassone, perché è più spiccio: governance. La governance reggiana è atipica essendo plasmata dai residuati del comunismo emiliano e saldata dall’esperienza politica cristiana di Dossetti e dei dossettiani. Poi vi sono i dosaggi di quel che rimane dell’arcipotere della cooperazione rossa morta di capitalismo.

C’è la forte civiltà del lavoro che ha allevato capitani d’industria assai sensibili a quella che fu la classe operaia. Mi vien da scrivere che l’imprenditoria privata, prima minoritaria rispetto alle cooperative, ora emerge e diventa il primo interlocutore del Pubblico. A omogeneizzare questo sistema ci sono potenti realtà locali per centralità: la banca privata della famiglia più in vista e meno appariscente di Reggio, i Maramotti, e la Fondazione Manodori.

SALTO ALL’OSTACOLO. Spiegato dove risiede il potere decisionale di Reggio, posso e possiamo esaminare che cosa finora emerge dalle risposte all’appello del vescovo per la ricostruzione dopo l’emergenza per la pandemia. Vescovo, che s’è spinto oltre con un salto all’ostacolo, prima di qualsiasi amministratore e politico.

Camisasca ha fatto davvero l’epískopos, cioè colui che guarda sopra, oltre e in modo assai laico: “Perciò, in quanto vescovo di questa Chiesa, desidero lanciare un appello a tutti, enti pubblici, associazioni di categoria, aziende e fedeli: impegniamoci tutti a salvare la dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro e non sull’assistenzialismo. Stiliamo già ora un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il settembre 2020”.

BERLINGUER.  Dalle colonne della Gazzetta il vescovo col suo appello ha innescato gli interventi. Il sindaco, sýndikos colui che amministra la giustizia per tutti, ha risposto con una frase di Enrico Berlinguer: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Vecchi ha poi evocato una promessa già espressa dal Comune: dopo il necessario cordoglio collettivo, dopo la pacificazione della rabbia di chi avrà perso tutto o quasi tutto, la convocazione degli Stati Generali. L’obiettivo del sindaco: “Servirà anche uno sforzo importante di ascolto, chiamando professionalità e competenze nazionali e internazionali per aiutarci ad accompagnare questa fase di riprogettazione del nostro futuro. Sarà compito delle istituzioni guidare e coordinare questa ripartenza”.

ROOSEVELT. Tutti sulla stessa lunghezza d’onda, con intonazioni particolari, ma sulla stessa onda. Due esempi. Il presidente di Unindustria Storchi si è rifatto al piano socioeconomico di Roosevelt, il New Deal: “Il vescovo propone alla sua comunità un’inedita visione, un New Deal Sociale capace, per quanto possibile, di determinare un quadro coordinato d’indirizzi ed esigenze, funzionale all’impiego ottimale delle risorse, per non disperderle in mille rivoli”.

Il roosveltiano Storchi è stato ancor più chiaro, si è assai impegnato per il futuro prossimo: “Tanto l’appello di monsignor Camisasca, quanto l’impegno del Comune di Reggio Emilia stanno già convergendo su prassi che presuppongono quella reale unità d’intenti e quella capacità di presidiare il presente guardando al futuro che la nostra comunità ha perseguito per anni senza tuttavia riuscire a trovare formule adeguate e coerenti di governance”.

MODELLO DA CAMBIARE. Dal suo punto di vista il segretario della Cgil Ivan Bosco, pur mettendo in guardia sulla difesa dei posti di lavoro, della salute e dei salari, converge. Intona la sua affermazione con un termine economicistico: il modello da cambiare perché in queste settimane è cambiato il mondo. Dice: “La Cgil ha risposto positivamente, in autunno, alla proposta del sindaco Vecchi di una sorta di Stati Generali per monitorare l’economia del territorio e progettare il futuro. Era un altro mondo. A maggior ragione non ci tiriamo indietro ora, avendo come priorità la salute dei cittadini ed i diritti del lavoro”.

LA PASQUA. Questa è la convergenza reggiana che, stavolta, deve decidere se vale il ritorno al mondo precedente a quello del coronavirus o va praticato l’esperimento del mondo nuovo. Tutto dipende da noi, ma innanzi tutto da loro, dalla loro volontà di progettare, anche dalla disponibilità alla mediazione e all’autocritica per una Reggio non uguale ma nuova.

Gli Stati Generali vanno convocati adesso, in streaming, in videoconferenza, con un occhio all’emergenza in corso e l’altro alla ricostruzione. Con urgenza, perché Reggio è convergente, ma non è rapida. Buona Pasqua a ciascuno di voi. Pasqua, pesah, passare oltre.

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