Gazzetta di Reggio

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LA CASA DI RIPOSO DI MANDRIOLO 

I parenti di un ospite positivo «L’isolamento è scattato tardi»

Adr.Ar.

Un familiare racconta «A inizio marzo gli operatori non avevano le mascherine e sino all’8 marzo il diurno era in funzione»

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CORREGGIO

«A Mandriolo noi parenti non abbiamo avuto informazioni per troppo tempo. D’altronde, se in un anno cambiamo cinque coordinatori, una gestione complessa e difficile come quella di una casa di riposo non può girare bene». È una ben poco gradevole miscela di preoccupazione ed amarezza, quella che emerge dai parenti di una delle ospiti della residenza per anziani di Mandriolo, risultata positiva al Covid-19 e ora sotto osservazione così come le altre persone che vivono nella struttura, contagiate dal virus e di età avanzata. Oltre ai tanti timori per la salute di chi ora è alle prese con la malattia, vi sono però anche dubbi su come alcune fasi dell’emergenza sono state affrontate, a livello sanitario ma ancora prima di rapporto con i famigliari dei residenti. «Per quanto risulta a noi, sino all’inizio di marzo gli operatori non avevano mascherine, e sino all’8 marzo il centro diurno era in funzione normalmente, comprese le aree miste pensate normalmente per gli incontri fra visitatori e pazienti», è la versione dei parenti dell’ospite. Dopo, «il contagio si è diffuso ma è diventato difficile anche capire bene cosa stesse succedendo, la coordinatrice non era più presente, era andata via, e molte questioni erano lasciate agli addetti. Addetti che adesso sono a loro volta malati, in alcuni casi». Il cosiddetto “lockdown”, per adeguarsi al termine inglese ormai imperante, sarebbe arrivato dopo la metà di marzo e solo in quel momento i congiunti hanno avuto dettagli precisi: «Non era possibile avere contatti, e non abbiamo avuto risposte. A quel punto, era troppo tardi per intervenire, anche per valutare lo spostamento dell’ospite. Nessuno ci ha detto nulla, nonostante le molte domande messe nero su bianco. Ci ha poi risposto il distretto dell’Asl, una risposta molto semplice in cui si precisava si stava lavorando a norma di legge, e che diverso personale Asl era stato mandato in supporto a Mandriolo», spiegano. «Hanno poi aggiunto che per motivi di privacy non potevano parlare di ospiti malati, noi non volevamo i nomi, ma solo sapere se c’erano malati per capire poi cosa fare». Anche perché, aggiungono, «ci è stato precisato che a nessun parente è stato preclusa nessuna informazioni. Ma ci aspettavamo di essere informati, visto quel che sta succedendo. Ora noi non possiamo fare nulla». L’ultimo dubbio riguarda la fase precedente all’epidemia: «a gennaio il personale infermieristico di Correggio è stato formato per un’eventuale emergenza, con indicazioni e attrezzature. Quando è arrivato il problema, sapevano cosa fare. Mentre a noi non risulta che gli Oss, gli operatori sanitari di Madriolo, abbiano potuto ricevere una formazione di quel tipo». —

Adr.Ar.

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