Gazzetta di Reggio

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Rosari, campane, messe. C’è bisogno di conforto

Tiziano Soresina
Rosari, campane, messe. C’è bisogno di conforto

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REGGIO EMILIA. C’è un bisogno di conforto religioso che pian piano si fa strada nelle case reggiane al tempo del Coronavirus.  Angosce, speranze, voglia di fare comunità che prepotentemente riemerge. Innegabile il boom della fede cattolica in tv, specie nei momenti in cui i programmi sono focalizzati sulle Messe in diretta, per non parlare del picco registratosi nel tardo pomeriggio del 27 marzo quando papa Francesco, da solo sul sagrato di piazza San Pietro, ha presieduto uno struggente momento di preghiera nel pieno della tempesta da Covid-19. 

Ovviamente pesa il divieto di poter accedere alle chiese per le celebrazioni eucaristiche. Comunque, seduti sul divano con davanti la televisione, se ne parla nelle chat reggiane.  E lo confermano da settimane i dati di ascolto non solo delle reti nazionali (Rai, Rete 4) ma anche delle emittenti private. Su quest’ultimo versante raccoglie risultati sensibili in termini di share Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale.

«A fronte dell’emergenza sanitaria – ha dichiarato Vincenzo Morgante, direttore di Tv 2000 – sta salendo anche un’emergenza spirituale da parte di chi crede, ma pure di chi è in cammino e cerca risposte». Apprezzata poi l’obbligata novità di vedere il vescovo Massimo Camisasca entrare in streaming nelle case dei parrocchiani con la messa celebrata in diretta. Un incentivo alla preghiera corale in famiglia, oppure personale se si è chiusi nell’intimo silenzio della propria camera. 

E poi sotto sera lo scampanio che annuncia la novena: basta aprire le finestre. Rito popolare, a cui non si faceva più attenzione da tempo. Ma ora è tutto diverso. Con questo isolamento forzato fra le quattro mura, anche il suono delle campane raggiunge il cuore. 

E c’è chi racconta – sempre sui social – di aver recitato in casa il rosario insieme ai famigliari, con la mente rivolta ai malati, ai sanitari che lottano nelle corsie, alle vittime di questo flagello, ai desolati funerali senza parenti e conoscenti. Rosario che ha simbolicamente unito tutta l’Italia il 19 marzo – poi replicato sei giorni dopo – con in più l’esposizione alle finestre delle case di un piccolo drappo bianco o di una candela accesa. Piccoli e grandi segni spirituali in questi giorni di terribile emergenza.

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