Il diritto penale spiegato agli studenti via Internet
Scuole chiuse a causa del Coronavirus e i penalisti spostano le loro lezioni online Miari: «C’è il contagio da contenere, parliamo di regole e libertà non in contrasto»
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
Da oltre due anni i penalisti reggiani stanno entrando efficacemente negli istituti scolastici, con lezioni che mettono nel mirino principi giuridici basilari: presunzione di non colpevolezza, diritto di difesa, giusto processo, funzione rieducativa della pena.
E il “Progetto Scuola” della Camera Penale di Reggio Emilia oltre a rivolgersi alle scuole superiori (come da protocollo nazionale siglato fra Ministero dell’Istruzione, Università e Unione Camere Penali) ha pure il fiore all’occhiello di una proposta già a regime per le scuole medie.
Un lavoro in profondità nelle classi che, all’improvviso, si è scontrato con l’emergenza legata alla pandemia da Coronavirus. Uno shock anche scolastico, con la chiusura delle aule e studenti tutti in casa, per arginare il contagio. Il tutto nel pieno dell’anno scolastico, con tante lezioni già ampiamente programmate. Ma gli avvocati del Progetto non si sono dati per vinti ed è stata lanciata una nuova sfida, che i professori interpellati di due scuole, entusiasti, hanno raccolto, cioè quella di trattare, utilizzando le piattaforme per le lezioni da remoto, un tema collegato alle drastiche misure dettate dalle autorità per contenere il contagio. «Si parte dalla citazione, quanto mai attuale, del noto giurista Piero Calamandrei (“La libertà è come l’aria: ti accorgi quanto vale quando inizia a mancare”), per arrivare a parlare – spiega l’avvocatessa Valeria Miari, referente dell’Osservatorio Progetto Scuola della Camera Penale di Reggio Emilia – delle regole che impongono una forte limitazione di quella libertà cui siamo abituati e quindi a ragionare sul rapporto e sull’essenza dei due termini, solo apparentemente in contrapposizione. Vogliamo far comprendere agli studenti che regole e libertà non sono in contrasto, a patto che, come gli stessi padri costituenti affermavano, quest’ultima sia condizione ineliminabile della legalità: “Dove non vi è libertà, non vi può essere legalità”. Proprio perché viviamo in uno Stato democratico, dove le regole sono condivise, la limitazione delle nostre libertà personali sono accettate perché al servizio di un bene comune, in virtù di ciò che prevede l’articolo 2 della Costituzione, laddove opera un bilanciamento tra diritti inviolabili dell’uomo (tra cui quello alla salute) e doveri inderogabili, tra gli altri, di solidarietà sociale». Il “Progetto Scuola” è nato alla fine del 2017, con la costituzione dell’omonimo Osservatorio, fortemente voluto dal consiglio direttivo della Camera Penale allora in carica. Nel gennaio successivo, sono iniziate le lezioni, impartite da quattro penalisti. Ora a quasi due anni e mezzo di distanza sono una ventina gli avvocati iscritti alla Camera Penale di Reggio Emilia che entrano nelle aule, spesso accompagnati da nuovi colleghi interessati a partecipare. È il numero più alto di “docenti” in tutta l’Emilia-Romagna. Portano nelle scuole i principi costituzionali del diritto penale, spiegare ai giovani quelli che sono i diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e, tra essi, le regole di civiltà democratica poste a garanzia di tutti, fornendo agli studenti qualche strumento in più per una personale valutazione critica della realtà e delle problematiche che ci circondano. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
