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La fase due 

Librerie, vestiti per bimbi e alberghi Anche Reggio Emilia prova a ripartire

Jacopo Della Porta
Librerie, vestiti per bimbi e alberghi Anche Reggio Emilia prova a ripartire

Oggi i negozi autorizzati rialzano le saracinesche: c’è voglia di normalità, «ma la sicurezza resta la priorità»

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REGGIO EMILIA  Da oggi alcune attività commerciali hanno rialzato la serranda in base a quanto previsto dall’ultimo decreto del Governo.

Per i negozianti la chiusura prolungata è una vera sciagura, ma anche chi torna al lavoro non sta certo festeggiando. «Abbiamo accolto questo invito con spirito di servizio – dice Paola Silvi, titolare della libreria All’Arco di Reggio Emilia –. Mi sta molto a cuore la salute dei miei dipendenti e dei clienti e dunque ci siamo attrezzati in modo che tutto avvenga in sicurezza. Per ora ci saremo solo al mattino, dalle 9 alle 13.30. Per evitare assembramenti, l’accesso al negozio sarà subordinato al mantenimento della distanza di sicurezza».

Dall’11 marzo fino a ieri la libreria ha mantenuto un legame con i propri affezionati lettori grazie alle dirette Facebook gestite dal dipendente Giulio Saltarelli, che ha realizzato delle interviste, trasmesse in streaming, a numerosi scrittori. «È stato un modo per dire che c’eravamo ancora e che gli scrittori parlano anche quando non li si può leggere - dice Silvi -. Spero che i miei lettori avessero un numero sufficiente di libri in casa per affrontare la quarantena».

La riapertura è per forza di cose in tono minore. «L’imperativo è ancora quello di stare in casa e non penso che avremo un flusso normale - dice Silvi -. Anche prima di chiudere le assicuro che in via Emilia non c’erano più tante persone in giro».

Il settore del libro, dove si lavora con bassi margini, ha dovuto affrontate molte difficoltà in questi anni. La scarsa propensione alla lettura degli italiani (i reggiani però fanno decisamente meglio rispetto alla media) e la concorrenza dell’online ponevano già sfide impegnative. E ora ci si è messa l’emergenza sanitaria. «Il fatto che il Governo abbia incluso le librerie tra le attività essenziali fa ben sperare - dice Silvi - vuol dire che siamo considerati un presidio importante. Spero che a questa decisione ne facciano seguito altre».

Questa mattina ha riaperto anche Rosazzurro, negozio di articoli per la prima infanzia di piazza Peretti a Castelnovo Monti. «Eravamo ferme dall’8 marzo, prima che ci fosse l’obbligo perché ritenevamo più importante il fatto che le persone non circolassero», dice Nadia Vassallo, che lo gestisce con la socia Susanna Cavallaro. Nell’ultimo decreto del Governo anche per queste attività è stata concessa la riapertura e il motivo non è difficile da capire. «I bambini crescono e hanno bisogno di vestiti nuovi. I body sono uno degli articoli più richiesti in questo periodo».
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Quello di oggi non è certo un ritorno alla normalità ma un primo passo. Anche Rosazzurro rispetterà un orario ridotto, aprendo alternativamente alla mattina o al pomeriggio, e invita i clienti a prendere appuntamento.

«Servire le mamme negli acquisti per i loro piccoli richiede attenzione e cura maggiormente se con loro c’è il bimbo per provare le scarpine. Gli accessi saranno limitati a non più di due persone per volta, una per punto vendita nel pieno rispetto della normativa vigente. È obbligatorio indossare la mascherina. Non si effettueranno cambi sugli articoli di abbigliamento e calzature per questioni igieniche. Crediamo che in questa fase sia necessaria la stessa cautela di prima. Continueremo anche con le consegne a domicilio che saranno effettuate il pomeriggio».

Nel periodo di chiusura le due negozianti si sono attivate tramite Facebook, Instagram e Whatsapp per non spezzare il legame con la loro clientela. «Le mamme hanno delle loro chat con le quali si confrontano e quando sono emerse delle necessità mi hanno contattato - spiega Vassallo - a quel punto andavo in negozio, poi mostravo tramite Whatsapp l’articolo alla mamma e lo consegnavo a domicilio».

Il settore dell’abbigliamento per bambini, al pari degli altri, ha vissuto in questi anni diversi momenti di difficoltà. «La crisi economica dal 2010, poi la concorrenza delle piattaforme web hanno creato non pochi problemi. Diciamo che con il tempo abbiamo imparato ad adeguarci a questa nuova realtà, cambiando il modo di lavorare e ci stavamo anche riuscendo, soprattutto creando un legame stabile con le mamme».

Le attività commerciali che in questa tempesta hanno mantenuto la loro funzione di presidio del territorio, si aspettano segni concreti da parte del Governo. Per evitare che tanti negozi chiudano definitivamente non basteranno i 600 euro di sostegno che sono stati garantiti agli autonomi. —

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