Gazzetta di Reggio

Reggio

«Per i commercianti è un anno perduto Anche noi siamo città delle persone»

Davide Massarini

Il presidente di Confcommercio risponde all’appello del vescovo. Serve un ritorno e alla qualità e alla fiducia sul territorio «Non date per scontato il paesaggio dei negozi e dei servizi prima della pandemia. Forse domani non ci saranno più»

4 MINUTI DI LETTURA





Il presidente di Confcomercio-Imprese per l’Italia di Reggio Emilia risponde all’appello del vescovo Massimo Camisasca che la Gazzetta ha pubblicato domenica 5 aprile.



Davide Massarini

Arriverà il momento di riaprire, ci sarà un momento in cui saremo fuori da tutto questo e si potrà tornare liberamente nelle strade, entrare nei negozi, pensare di organizzare un viaggio, trovarsi in un bar per l’aperitivo oppure a cena in un ristorante o per un dopo cena in un pub.

Non per ultimo potremo tornare a camminare nei parchi dalla Bassa Reggiana all’Appennino.

NON DIMENTICHIAMO

Mi domando come sarà e soprattutto se questa esperienza e i sacrifici anche umani, purtroppo, avranno il giusto spazio; se ci sarà un giorno della memoria, perché siamo esseri sensibili, ma rischiamo a volte di dimenticare troppo in fretta.

Dimenticare che sotto casa e nel centro della nostra città c’era un negozio, che avevamo dato per scontato che fosse lì, come una sorta di scenografia del quotidiano; così come l’idea di uscire e affidare il nostro risveglio a quel bar, al suo barista e al suo caffè, anche lui pensavamo che sarebbe sempre stato lì.

Così pure il ristoratore, il nostro negozio di vestiti: piccole cose, intrise però di umanità; una peculiarità culturale del nostro Paese e della nostra provincia.

MOBILITà

Sogno una riapertura dove l’abitudine al vicino e sicuro non vada persa ma apprezzata; la immagino con nuovi servizi attivati nell’emergenza che faranno però comodo, ad esempio per le persone anziane.

Immagino che la digitalizzazione di certi servizi, di certe consulenze rimanga e ci faccia comprendere che forse il problema della mobilità non è solo creare barriere inaccessibili alle auto ma iniziare a capire quali siano realmente le esigenze di mobilità imprescindibili oggi, coi tanti che hanno continuato comunque il loro lavoro da casa.

Una restanza di comunità

Qualche settimana fa ricordo un interessante articolo del Direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, in cui si trattava il tema della Restanza.

Mi permetto di valutare che oggi forse potremmo declinare sotto una forma diversa la restanza, intendendola cioè come restare cittadini che scelgono per etica di vivere sul proprio territorio pur mantenendo una consapevolezza globalizzata, digitale.

Una restanza di comunità, una restanza locale non solo legata all'abitare ma alla scelta dei consumi e anche della produzione: si veda per esempio quante aziende locali si sono messe a produrre mascherine qui in Italia, nella nostra stessa provincia.

creare attività miste

Certo, perché questo avvenga servirà che i soldi annunciati arrivino in modo da permettere alle imprese che Confcommercio rappresenta – quelle del commercio, del turismo e dei servizi - di riuscire a non chiudere definitivamente ma, anzi, possano anche supportare quella che ora è divenuta urgenza: creare attività miste dove il servizio è on e off line.

Dobbiamo pensare che questo, per i ricavi, è un anno perso e che dovremo essere messi nella condizione di salvare i posti di lavoro delle micro, piccole e medie imprese e di tutta la filiera, perché se è vero che Reggio Emilia è la città delle persone, bene, le imprese sono fatte di e da persone: imprenditori e lavoratori.

Vorrei riprendere anche un altro discorso già affrontato prima di questo caos.

i colossi del web

Credo infatti che questa crisi debba aprire i nostri occhi su una questione che già era sotto gli occhi di tutti ma nessuno voleva vedere: sotto gli occhi della nostra classe politica (che, non lo dimentichiamo, nasce e si forma nelle amministrazioni locali); sotto gli occhi dei governi nazionali; sotto gli occhi dell’Unione europea.

Se il modello di tutela delle persone è ancora quello che vede gli Stati protagonisti nell’assicurarla (sanità, sicurezza, istruzione, ecc.) allora la ricchezza generata dall’attività economica sul territorio non può evaporare, finire nelle casse dei colossi del web ed essere sottratta al circolo - che deve essere virtuoso – costituito da generazione di ricchezza, prelievo fiscale e attività dello Stato a favore dei cittadini.

I colossi del web devono pagare le stesse tasse e rispettare le stesse regole negli Stati dove svolgono le loro attività economiche e dove generano il loro reddito.

eguaglianza degli operatori

Se le Guerre Mondiali hanno portato al suffragio universale, Covid-19 dovrà portare all’eguaglianza degli operatori economici davanti agli Stati.

Credo poi, infine, che il vero passaggio sia sotto traccia: sia quello, cioè, legato non più alla quantità ma alla qualità e questo declinato in tutti gli ambiti. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google