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il programma 

Relazioni, video e slides Il dibattito sui casi noti

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REGGIO EMILIA

Ma cosa accade in classe operativamente?

Due lezioni da due ore ciascuna sono previste per completare il programma, trattato da tre penalisti che si alternano per dare maggior dinamismo, con l’ausilio di video, slides, interventi, casi concreti e vita vissuta. Il materiale didattico, fornito dall’Unione Camere Penali, si è arricchito con contributi personali e si è raddoppiato il tempo che viene dedicato ai ragazzi, per dare spazio ai dibattiti che spesso ne nascono. E alla ventina di penalisti reggiani che hanno abbracciato questa forma di volontariato cosa resta? «Lo sguardo dei ragazzi – risponde con alcuni esempi l’avvocatessa Miari – quando parli della presunzione di non colpevolezza, del diritto alla difesa e del giusto processo quali garanzie per tutti, dell’inviolabilità della libertà personale. Le mani alzate degli studenti che vogliono capire perché nella Costituzione c’è scritto che la pena deve tendere alla rieducazione e mai ledere la dignità dell’uomo, mentre le celle viste nel video dicono il contrario. Lo scroscio di applausi a fine lezione e, dopo, i ragazzi più timidi che si avvicinano per chiedere quello che non hanno avuto il coraggio di domandare ad alta voce. Il botta e risposta, dopo il video sul G8 di Genova, da cui è scaturito il lungo iter legislativo per introdurre finalmente il reato di tortura. Le espressioni sgomente nel guardare l’intervista a Giuseppe Gullotta e i suoi 37 anni di calvario giudiziario da innocente, conseguenza di una confessione estorta con la violenza». —

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