Nizzoli: «Lo stato di salute mentale influenza le reazioni al Covid»
L’impatto negativo può essere particolarmente rilevante sugli adolescenti e sulle coppie non abituate a condividere in maniera forzata spazi e tempi
REGGIO EMILIA
«Ci vuole calma e sicurezza interiore per godersi la quiete dello stare in casa. Ma le cose non vanno così per tutti». E comunque vivere questa emergenza non solo sanitaria, ma con il passare del tempo anche psicologica, influisce in maniera diversa su ciascuno di noi. Il rischio è quello di diventare tutti più ansiosi e insicuri, di dover scontare effetti devastanti in quelle coppie che non sono abituate a condividere in maniera forzata spazi e tempi e a registrare un impatto negativo rilevante sugli adolescenti (che sono i più colpiti) e che possono sfociare anche in sintomi fisici come il mal di testa o il rifugiarsi nei social, o arrivare ad aver disturbi del sonno, dell’attenzione, alimentari o all’uso di droghe. A dirlo è Umberto Nizzoli, psicologo, psicoterapeuta, esperto di problematiche giovanili, e presidente della Società Italiana di Studi sui Disturbi del Comportamento Alimentare, nonché fino al 2008 dirigente di primo piano all’interno dell’Ausl reggiana. Nizzoli ha pubblicato sulla rivista “Meeting e Salute”, un lungo articolo in cui delineano gli scenari e l’impatto durante e dopo il Coronavirus e le conseguenze psicologiche che si possono determinare a seguito dell’attuale emergenza pandemica. Nell’articolo dal titolo “Che ne sarà poi”, si dice che molto se non tutto «è legato e dipende dallo stato di salute mentale di ognuno di noi. Quando è buono fa vivere una condizione di benessere fisico, psichico, relazionale e spirituale basato su una buona base di consapevolezza». Quando non è così, si creano problemi per l’impatto emotivo dell’emergenza, per la forzata restrizione al movimento che crea inquietudine, così come aumenta la paura del contagio e della malattia e si determina un impatto emotivo sulla coppia e in particolare sugli adolescenti costretti a convivere forzatamente e a lungo con i genitori. Per Nizzoli «l’impatto emotivo dell’emergenza che tutti stiamo vivendo dipende dall’esperienza e dalle caratteristiche di quella persona, dalle circostanze sociali ed economiche della persona e della sua comunità e dalla disponibilità di risorse locali». Inoltre «la forzata restrizione al movimento stimola l’inquietudine». A cui si aggiunge che «tale blocco è scandito dagli allarmi che arrivano anche da una giusta informazione».
Ma c’è un problema: «Di fronte all’allarmismo le persone si attaccano alle informazioni indipendentemente dalle loro fonte». Insomma le persone fanno un’abbuffata di notizie che può rischiare di farli diventare più ansiogeni. Non meno importante è la paura della malattia e del contagio che può arrivare fino a spezzare la speranza del futuro, a diventare depressi e a perdere le motivazioni. Tutte situazioni in cui taluni potrebbero essere portati ad «aumentare l’uso di alcol, tabacco e psicofarmaci o altre droghe per modulare la pressione emotiva». Per Nizzoli infine c’è anche il rischio di un peggioramento per le persone che già soffrivano di disturbi mentali. —
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