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il caso giudiziario 

Virus, domiciliari negati al detenuto e la difesa mobilita la Corte Europea

Virus, domiciliari negati al detenuto e la difesa mobilita la Corte Europea

Il 30enne è in cella ma mancano le precauzioni anti-Covid 19 I due avvocati si rifanno a quanto prevede il decreto Strasburgo interpella il governo

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REGGIO EMILIA

È il primo caso in Italia di un detenuto che, secondo i suoi avvocati, viene sottoposto a trattamenti degradanti, perché anche se ne ha diritto non può ottenere i domiciliari per la norma “Cura Italia” e sul quale in meno di 24 ore la Corte Europea a Strasburgo è intervenuta chiedendo spiegazioni al nostro governo. Al centro del caso internazionale c’è un carcerato di Castelfranco Emilia. Gli avvocati Pina Di Credico di Reggio Emilia e Roberto Ghini di Modena – difensori del 30enne B.M. recluso nel carcere di Vicenza – hanno presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) una richiesta di “adozione di una misura provvisoria urgente”. La richiesta giunge dopo il rifiuto del magistrato di sorveglianza di Verona di assegnarlo ai domiciliari come gli avvocati avevano chiesto dopo l’introduzione della “detenzione domiciliare di emergenza” nel decreto “Cura Italia”. Il carcerato ha i requisiti, dato che deve scontare 15 mesi, una pena sotto i 18 mesi previsti da “Cura Italia”. Nel ricorso vengono descritte le sue condizioni di vita nel carcere: recluso in una cella di 7-8 metri quadrati con un altro detenuto per 20 ore al giorno; 4 ore all’aria aperta in un cortile di 200 metri quadrati da condividere con altri 50 detenuti. Quanto alle precauzione contro il Coronavirus, la Corte Europea è stata informata di come non fosse possibile rispettare le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità in favore del distanziamento sociale e presidi di protezione individuale (preclusi ai detenuti). La Corte è stata informata di come il detenuto sia obbligato addirittura ad acquistare il disinfettante per sanificare la propria cella. Il rigetto della richiesta di detenzione domiciliare del giudice di Verona, intanto, è stato impugnato davanti al Tribunale di sorveglianza di Venezia. Anche di questo ricorso è stata informata la Corte Europea con la precisazione che non c’è alcuna certezza circa la fissazione dell’udienza e la decisione (e questo secondo per la difesa costituisce un ulteriore pregiudizio per il detenuto). Il provvedimento del magistrato di sorveglianza è stato criticato duramente: il rigetto è motivato da ragioni che riguardano la personalità del detenuto quando questa valutazione non è richiesta dalle nuove norme “emergenziali”. Nel ricorso alla Corte Europea i legali segnalano la violazione per “trattamenti inumani e degradanti” (l’articolo 3), chiedendo una misura urgente e provvisoria: che il detenuto sia postoai domiciliari (anche senza “braccialetto elettronico”). Il giorno dopo, cioè il 7 aprile, con tempi di giustizia sconosciuti in Italia, la Cedu ha chiesto al governo italiano informazioni e chiarimenti. In particolare la Corte ha sollecitato il governo a riferire circa le misure preventive specifiche adottate per proteggere «il richiedente e gli altri» per ridurre il pericolo di contagio nel carcere. Ha anche chiesto di conoscere il tempo utilizzato in media dal Tribunale di sorveglianza di Venezia per decidere su reclami simili. Ha infine chiesto se il magistrato di Verona, nella sua decisione, ha preso in considerazione l’eccezionale crisi sanitaria in corso. —

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