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Colla: «In questa regione non voglio licenziamenti»

Enrico Lorenzo Tidona
Colla: «In questa regione non voglio licenziamenti»

L’assessore al Lavoro ha lanciato la “fase 2” con un mix tra riaperture e sicurezza «Tuteliamo la salute e facciamo ripartire export e cantieri con l’aiuto dei sindaci»

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

«Non voglio vedere licenziamenti in questa regione. Sarebbe una cesura nella nostra storia e non ce la possiamo permettere». Vincenzo Colla è l’uomo “prestato” dalla Cgil al governo della Regione Emilia-Romagna. Un’ipoteca del sindacato sul futuro del lavoro locale che nessuno forse si aspettava potesse essere così.

Poi è arrivata l’emergenza coronavirus e tutto è diventato più complesso e cruciale. Colla, ora assessore regionale al Lavoro, ha anticipato ieri le linee guida per la fase 2, «quella durante la quale emergenza sanitaria e riapertura delle imprese dovranno stare su insieme», ha detto durante il filo diretto con i cittadini avvenuto su Facebook.

La transizione però non sarà semplice. «Abituiamoci a gestire una ripresa pur in presenza del coronavirus: sarà una transizione difficile, ma indispensabile prima di una fase 3 più strutturata e definitiva».

Anche perché il Paese «non può stare con milioni di lavoratori in cassa integrazione per molto tempo: occorre iniziare ad aprire, tutelando la salute, le filiere produttive con valenza internazionale» e anche «come diremo al Governo, fare ripartire il settore edile e i cantieri pubblici per mettere in sicurezza strade, binari, strutture scolastiche. Un aiuto arriverà anche dai sindaci, che conoscono territori e aziende».

Proprio per dare corpo alla fase 2, per Colla bisogna quindi «fare arrivare liquidità sulle filiere strategiche. E progettare anche una tenuta sociale sul lavoro. Lo dico al sistema delle imprese: le figure più deboli in questa fase non vanno lasciate sole. L’ho detto ieri» al summit tra Regione e parti sociali «e ho trovato grande responsabilità da parte di tutti».

La carne al fuoco è tanta e proprio due giorni fa l’attuale segretario della Cgil dell’Emilia-Romagna, Luigi Giove, guardando alla fase 2 aveva chiesto che ci fosse un lodo specifico per sancire «il blocco dei licenziamenti» ed «evitare un riposizionamento verso il basso dei livelli occupazionali che produrrebbe tassi di disoccupazione e livelli di scopertura insostenibili su piano sociale».

«Non voglio vedere licenziamenti in questa regione» ha ribadito quindi Colla, ex segretario regionale della Cgil: «Abbiamo deciso di programmare tavoli provinciali con i primi cittadini e le associazioni per capire anche come mettere in sicurezza le imprese: dobbiamo dare loro protocolli snelli. Ai confronti ci saranno anche i servizi ispettivi: chi non mette in sicurezza i lavoratori, si dovrà fermare». La Regione, ha spiegato l'assessore, «sta progettando soluzioni per tutti»: dai tirocinanti nelle aziende, «a giorni saremo in grado di erogare a questi ragazzi 450 euro per accompagnarli alla ripresa produttiva», ai lavoratori con disabilità. «Puntiamo sulle filiere strategiche, dall’automotive in poi – afferma Colla, che punta a riagganciare il traino centrale dell’export locale – se non riapriamo lentamente, perdono clienti e, se andiamo avanti così, perdiamo quasi l’8% del prodotto interno lordo. Vogliamo mettere in sicurezza la tenuta sociale e al centro c’è il lavoro».

La Regione, fa capire però Colla, intende avocare a sè più autonomia, stoppando i decreti dall’alto. «Deve finire l’epoca dei Dpcm – taglia corto l’assessore – non possiamo continuare a vivere in un Paese in deroga», cioè con l’attuale meccanismo in cui sono i prefetti a dover negare alle imprese che fanno richiesta la possibilità di riaprire, in base ad una norma valida per tutto il Paese. «Non possiamo affidare alle prefetture la politica industriale». —

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