La diocesi scrive alle parrocchie «Tenetevi pronti per i Grest»
Lettera agli educatori: «Non sappiamo quando potremo partire ma dovremo essere duttili e creativi per affrontare i nuovi scenari»
l’estate 2020
La diocesi Reggiana in questi giorni ha affrontato il tema dei Grest e degli oratori estivi con una lettera inviata alle parrocchie e a firma, tra gli altri, di don Carlo Pagliari, incaricato della pastorale giovanile.
La premessa, doverosa, è che questo tema deve essere trattato con realismo e in relazione all’evolversi dell’epidemia. «Almeno fino al 30 aprile nessuno di noi saprà come muoversi per maggio e giugno».
L’invito è di continuare a sentire i ragazzi, gli animatori e gli educatori. «Le relazioni, per quando sia difficile, vanno mantenute calde. Così come le proposte di qualità».
La capacità di reagire a una situazione inedita è l’imperativo. «L’estate 2020 sarà una stagione che ci chiederà modalità e tempi che nessuno di noi ha mai vissuto prima. Occorrerà essere duttili e saper leggere lo scenario che avremo davanti: dobbiamo cambiare il modo di pensare l’estate e i Grest come abbiamo sempre fatto. Facendoci invece trovare creativi e pronti a venire incontro ad uno scenario che, dopo mesi di isolamento, sarà costituito da disagio sociale ed economico; d’altra parte forse i ragazzi e i giovani avranno molta voglia di tornare a fare comunità, rieducando ad una vita fraterna e umana, forse con spunti nuovi».
La creatività sarà fondamentale. «Mettetevi nella disposizione di aprire gli oratori e iniziare i Grest non appena ci sarà la possibilità: probabilmente non si faranno a giugno, ma forse vedremo Grest a luglio e ad agosto, e magari fino a settembre. E soprattutto sarà assolutamente necessario andare oltre alle due o tre settimane. Forse sarà importante trovare forme nuove, diverse, creativamente illuminate, perché l’esperienza possa essere sostenibile per coprire tutto quel tempo estivo che ci verrà concesso fino alla ripresa della scuola (e, perché no, anche oltre). Se può aiutarvi, staccatevi dall’idea classica del Grest, e pensate di più a una ferialità oratoriale e sostenibile, che sostenga la necessità di fare comunità, dove i ragazzi imparino evangelicamente a “sentirsi a casa”. Per dare respiro a loro e alle loro famiglie». —
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