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«Gimkane in salotto e ore di salto libero per sfogarsi in casa come si faceva fuori»

Martina Riccò
«Gimkane in salotto e ore di salto libero per sfogarsi in casa come si faceva fuori»

Bambini in quarantena da troppo tempo, ora è a rischio la salute Le indicazioni del dottor Alessandro Volta, pediatra e neonatologo 

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L’INTERVISTA

Martina Riccò

Due mesi chiusi tra quattro mura sono tanti per tutti, ma per i bambini sono davvero troppi. Abituati a correre, saltare, muoversi all’aria aperta, i piccoli di casa si trovano a vivere, dalla fine di febbraio, quasi da prigionieri. E senza avere neppure l’ora d’aria concessa ai cani.

«Se si fosse trattato di una o due settimane – spiega il dottor Alessandro Volta, pediatra e neonatologo, nonché direttore del dipartimento materno infantile territoriale dell’Ausl – non sarebbe stato un problema, l’avremmo affrontato come un periodo di brutto tempo o una malattia particolarmente lunga. Ma così è innaturale e preoccupante. Si rischia l’alterazione emozionale. Senza considerare che la carenza di attività fisica, di aria e di luce potrebbero nuocere gravemente ai nostri bambini».

Quali sono i rischi di questa quarantena prolungata?

«Innanzi tutto bisogna ricordarsi che questa situazione è assolutamente nuova e straordinaria, neanche in tempo di guerra era capitato di rimanere chiusi in casa così a lungo, quindi non ci sono ricette, non ci sono modelli da seguire. Il problema principale, comunque, è quello dell’attività fisica, di cui un bambino ha bisogno come il pane. L’apparato locomotore dei più piccoli deve sempre essere in movimento. Un bambino fermo va contro la genetica e i bisogni evolutivi: l’attività mentale e fisica devono essere sollecitate di pari passo. L’altra grande criticità, proprio per il protrarsi di questo isolamento, è la mancata socializzazione. Un bambino ha bisogno di relazionare, condividere, imitare ed essere stimolato. Soprattutto dai suoi coetanei. Ma occorre distinguere, ci sono diverse variabili da tenere in considerazione».

Quali?

«La prima è l’età: un conto è avere in casa un bambino piccolo, un altro è avere a che fare con uno più grandicello in grado di prendere decisioni e vivere con più autonomia. I piccoli hanno bisogno di un adulto che viva per loro e con loro, anche fisicamente. Hanno bisogno di qualcuno che dia loro un ritmo, che proponga degli stimoli. Poi bisogna capire di che casa si dispone: i bambini devono stare il più possibile all’aria aperta ma c’è chi ha la fortuna di avere una casa grande, luminosa, magari con un giardino; e chi vive in un monolocale e non ha nemmeno un balcone. La terza variabile è da chi è formata la famiglia in quarantena: se un bambino ha uno o più fratelli può giocare con loro, se un bambino è figlio unico ha solo i genitori con cui passare il tempo».

Parliamo dei bambini piccoli, cosa si può, o si deve, fare per loro?

«Per un bambino piccolo o molto piccolo è importante che l’adulto sia disponibile. Se l’adulto è distratto, perché magari sta lavorando, il bambino se ne accorge e lo vive come un rifiuto. Molto meglio, se possibile, lasciare il bambino con un altro adulto e chiudersi in una stanza a lavorare, facendo finta di non esserci. E poi consiglio di modificare le abitudini e l’arredamento: facciamo sparire i tavolini di cristallo, se un bambino ha voglia di saltare da un divano all’altro adesso deve poterlo fare. Anzi, si potrebbe organizzare un’ora di salto libero in casa. In questa situazione i bambini devono poter fare dentro quello che facevano fuori, devono potersi sfogare. Dando spazio all’immaginazione si possono creare percorsi e gimkane tra i mobili, ad esempio, con passaggi sotto il tavolo o sopra il letto. Oppure si può coinvolgere il bambino nella preparazione dei pasti e nei lavori domestici, che possono risultare un gioco ma sono anche attività fisica. Anche la lettura è ovviamente consigliata. Per renderla più interessante si potrebbe leggere insieme e poi giocare a inventare un finale diverso della storia, oppure inventare un gioco basato su ciò che si è appena letto. Con i bambini più piccoli si può anche disegnare, giocare a domino, con i puzzle, con i lego... ma si possono anche realizzare gli origami».

Basta tenere spenta la televisione.

«Non solo. Noi diciamo che in una giornata si può guardare lo “schermo” per due ore al massimo, intendendo non solo la televisione ma anche il computer, il cellulare, il tablet...».

Con i bambini più grandi questo può diventare difficile.

«Però si potrebbe sostituire la televisione o l’uso del computer in solitaria con i social e le videochiamate, che sono un modo, l’unico modo attualmente, per mantenere i rapporti. I bambini potrebbero così continuare a vedere gli amichetti e condividere con loro le proprie esperienze. E poi si possono usare le videochiamate per vedere i nonni, gli zii, i cugini... l’importante è darsi un appuntamento il più possibile fisso. Se prima della quarantena si andava dai nonni la domenica a pranzo, adesso ci si può vedere tutte le domeniche alle 11, per esempio. Così c’è anche il motivo per vestirsi bene, come si faceva prima. Un solo accorgimento: evitare le ammucchiate, che fanno solo venire il mal di testa. Questi momenti devono essere rilassanti».

A proposito, quali sono i comportamenti da evitare in questo periodo? E quelli da promuovere?

«Bisogna continuare ad avere dei ritmi normali: c’è un’ora in cui ci si alza, si fa colazione, ci si veste... altrimenti sprofondiamo nel “non tempo”. Questo vale per i bambini piccoli, che hanno un estremo bisogno di riti, ma anche per i più grandi, che hanno bisogno di schemi e regole: “no” a stare in pigiama tutto il giorno, “no” a mangiare in camera... se non stiamo attenti rischiamo il caos. Allo stesso tempo, però, non bisogna nemmeno dare troppe regole».

Come? Regole sì o regole no?

«Regole sì, ma immedesimandosi il più possibile nel bambino. Dobbiamo sempre chiederci cosa sta vivendo, come sta percependo questa quarantena, che abbia tre o 12 anni. Posso capire, ad esempio, che dopo queste lunghe settimane in cui è rimasto chiuso in casa un bambino non ce la faccia più e sia più nervoso o si ribelli. Ovviamente va sgridato, ma senza esagerare, altrimenti davvero si finisce per far diventare la casa un carcere. Occorre inventarsi una relazione e schemi educativi nuovi, adatti al contesto. E inoltre, questo vale soprattutto per i ragazzini in fase preadolescenziale, bisogna garantire la privacy. I genitori devono imparare a farsi da parte, i bambini più grandi devono poter avere spazi o momenti solo per loro. Condividere tutto 24 ore su 24 potrebbe generare una sofferenza forte».

Essendo cambiato lo stile di vita occorre adeguare anche l’alimentazione?

«Purtroppo sì, anche se cambiare gli schemi alimentari è difficilissimo. In questo momento vanno assolutamente bandite le bibite zuccherate (che non andavano bene neppure prima), i biscotti, i dolci in generale. E bisogna ridurre i carboidrati. Via libera ovviamente a frutta e verdura. Ma anche questi accorgimenti dipendono molto dalla famiglia. Ci sono bambini normopeso con genitori attenti che, terminata la quarantena, si riprenderanno benissimo. Altri che faranno più fatica. Consideri che il 30% dei bambini della scuola primaria è in sovrappeso o obeso. Finora abbiamo sempre detto di non esagerare con diete severe, ma di compensare con più movimento. Adesso non possiamo più farlo. E sappiamo che in molti casi si tratta di un circolo vizioso: più il bambino si annoia, più mangia», il dottor Volta finisce di pronunciare queste parole con un sospiro, poi resta in silenzio.

È preoccupato?

«Molto, perché la situazione in cui ci troviamo va a peggiorare le condizioni già fragili. Come per la didattica a distanza, che non garantisce a tutti lo stesso apprendimento perché c’è chi non possiede gli strumenti per seguire le lezioni online, anche in questo caso aumenterà la disuguaglianza sociale. È ora di iniziare a riflettere anche su queste necessità, divulgando e diffondendo quello che ci siamo detti». —





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