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Il Banco Alimentare lancia l’allarme «Il Covid è la causa di nuove fragilità»

Tiziano Soresina
Il Banco Alimentare lancia l’allarme «Il Covid è la causa di nuove fragilità»

Dalmonte: «Richieste da chi prima non aveva necessità» Nel Reggiano aumentano del 30% i poveri da assistere

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

A causa della pandemia da Coronavirus sono giorni di lavoro intensissimi per la Fondazione Banco Alimentare dell’Emilia Romagna che nella nostra regione è da sempre al fianco – distribuendo alimenti – ai più diversi enti assistenziali religiosi o laici (52 sono quelli sostenuti nel Reggiano, a fronte di complessive 770 realtà nell’intera regione).

Una sfida eccezionale che mette però sotto i riflettori l’ampliarsi delle fasce più deboli della popolazione: povertà aumentata del 20-30% – secondo le prime stime della Fondazione – anche nella nostra provincia, da quando l’emergenza sanitaria ha significato isolamento in casa, molte attività economiche chiuse, stipendi che vanno in fumo. «In questo frangente così particolare e difficile, abbiamo continuato, pur tra tante difficoltà, la nostra quotidiana attività di recupero e distribuzione, mettendoci anche a disposizione delle istituzioni per dare il nostro contributo – spiega Stefano Dalmonte, presidente della Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna – e in questo periodo abbiamo ricevuto molte richieste da parte di persone che prima non avevano necessità di un sostegno alimentare. È un grosso sforzo che come Banco Alimentare Emilia Romagna e come Rete Banco tutta sull’intero territorio nazionale stiamo facendo per non far mancare a nessuna persona in stato di fragilità, pregressa e nuova, l’aiuto alimentare».

Spinta dallo slogan “Aiutiamo chi aiuta”, la Fondazione ha ramificazioni importanti nel Reggiano: ai 52 enti assistenziali citati (fra cui il “mondo Caritas”, parrocchie, comunità, empori solidali, centri di ascolto) fanno capo quotidianamente 10mila persone in evidente stato d’indigenza (ma questa statistica sta lievitando sotto la terribile spinta di questo terribile virus), con complessivi 1 milione e 200mila pasti distribuiti nell’arco dei dodici mesi. Inoltre la nostra provincia ha una particolarità in regione, in quanto in loco è operativa l’Associazione Amici del Banco Alimentare che sostiene l’attività grazie all’impegno di volontari di varia estrazione e professionalità.

La Fondazione non distribuisce gli alimenti direttamente alle persone bisognose, ma tramite gli enti assistenziali che, nel caso reggiano, si riforniscono nel magazzino di Fontevivo (Parma).

In un contesto difficile come quello attuale sono sempre più preziosi i canali di approvvigionamento gratuito su cui può contare il Banco Alimentare: aiuti economici dall’Unione Europea, prodotti donati da aziende agroalimentari, stesso discorso dal settore ortofrutta e dalla grande distribuzione, infine la colletta annuale davanti ai supermercati. Un sostegno sempre in quest’alveo poi arriva dalla mobilitazione della Compagnia delle Opere Emilia Romagna: attraverso le sedi locali viene promossa una raccolta di alimenti tra i propri soci ed amici del settore agroalimentare.

« L'invito a donare prodotti al Banco Alimentare – sottolinea Marco Comissari della Compagnia delle Opere Bologna – viene inoltrato a seguito della riunione online con il direttore del Banco Alimentare stesso, Gianluca Benini, e già nel breve arco di tempo abbiamo avuto il consenso di diverse aziende a cui va il nostro ringraziamento». —

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