Innesti ai tempi di Covid Per le castagne il dubbio c’è
Picciati: «In un castagneto da frutto si è liberi di fare qualsiasi tipo di attività» Ma l’interrogativo resta aperto per chi coltiva per hobby piante lontano da casa
CARPINETI
Gli innesti contesi. Da alcune settimane, almeno in montagna, molti coltivatori di piante di castagno e di altri alberi da frutto si trovavano in un limbo, legato a una delle operazioni principali per migliorare le colture: gli innesti. Si tratta, come da nome, di innestare piante di una tipologia parzialmente differente sulle basi arboree già presenti, così da consentire la mutazione dei nuovi frutti.
In Appennino, l’esempio più classico riguarda appunto le castagne, e gli innesti che si realizzano per produrre i ben più pregiati e gustosi marroni. Il periodo degli innesti è appunto la primavera, che in questo 2020 è blindata come non mai, a causa delle restrizioni sanitarie. Ma se l’innesto non viene fatto in queste settimane, non è possibile effettuarlo in altri periodi e si perde quindi un anno di crescita e di produzione di frutto.
Le valutazioni, al riguardo, erano diverse e da lunedì scorso molte attività forestali sono state riaperte e il tema si ripropone. Gran parte dei coltivatori e dei proprietari di castagneti non sono imprenditori del settore, ma persone che magari curano vecchi appezzamenti di famiglia o usano le castagne come passione o come fonte per arrotondare le entrate. Tutto legittimo e tradizionale, ma non è una professione. E questo ha ingarbugliato ulteriormente le cose. In Emilia Romagna, dove il territorio boschivo è una buona fetta del totale, è arrivato anche un provvedimento ad hoc, come racconta Marco Picciati, presidente del Consorzio Castanicoltori appenninica ed esperto ambientale. La situazione si è sbloccata in questi giorni con una circolare esplicativa della Regione, legata principalmente al tema della legna da autoconsumo. I discorsi cambiano a seconda del contesto.
«Se si fanno degli innesti in un castagneto da frutto, si è pienamente nell’ambito dell’agricoltura e non ci sono problemi, si è liberi di fare qualsiasi attività rispettando le norme di sicurezza» spiega Picciati. In un bosco non da frutto, ci si trova in una selva castanile di bosco, tecnicamente, dove fino all’altro giorno le operazioni erano ferme, per via del decreto. In un bosco non c’era la questione agricola. Lunedì scorso le attività forestali sono state bloccate e quindi è possibile di nuovo tornare a occuparsi del taglio dei boschi. Ma solo se si è professionisti, inquadrati nei codici Ateco sbloccati. E i privati cittadini? Non possono fare legna e circolare, a meno che non si tratti di autoconsumo. La circolare regionale precisa questo.
Il taglio per autoconsumo è consentito, perché questo è il periodo dell’anno in cui si può far taglio e non ci sono problemi con la vegetazione. E le scorte per l’inverno servono. Ma ci sono restrizioni: ad esempio non ci si può spostare in altri Comuni né troppo lontano dalla propria abitazione, né si possono usare automezzi per trasportare lontano legname e persone, né usare attrezzature ingombrante. Ma l’autoconsumo è considerata necessità. E chi va nel proprio castagneto per tagliare rame e piante per far scorta per l’inverno, potrebbe anche, a quel punto, effettuare le altre operazioni come gli innesti. —
Adriano arati
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