Istoreco cerca i “ricordini” con le immagini dei partigiani
Già tanti i reggiani che hanno risposto all’appello mandando i propri cimeli per un 25 Aprile inevitabilmente limitato ma ugualmente significativo
REGGIO EMILIA
Istoreco cerca i ricordini partigiani, i ritratti individuali e collettivi dei protagonisti della Resistenza realizzati in tanti paesi reggiani nei primi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Rappresentazioni create basandosi sulle foto d’epoca, spesso poi arricchite con simboli e frasi legate alla “mitologia” e alla visione del mondo del presente, che si trovano in tante casse, dedicate a donne e uomini che avevano combattuto. Venivano spesso chiamati ricordini, ma non riguardano necessariamente solo persone morte, ma spesso ricomponevano interi organigrammi partigiani. Erano diffusi nel dopoguerra, spesso usati anche nelle sedi di vecchie cooperative, nelle sedi dei partiti, nelle case del popolo e in residenze private. Ora l’istituto storico reggiano Istoreco lancia un appello, in vista del 25 aprile e di un 75° anniversario della Liberazione che sarà inevitabilmente limitato, senza grandi possibilità di uscita. «Stiamo promuovendo una raccolta dei “manifesti-ricordini”, quadri celebrativi con le immagini dei partigiani e delle partigiane, prodotti in tanti Comune e frazioni nell’immediato dopoguerra», si spiega. L’obiettivo è «dare un nome e un volto alla storia, e oggi ci serve l’aiuto dei reggiani. Desideriamo ricordare i nostri genitori, i nostri nonni, le nostre nonne e tutti coloro che hanno lottato per un mondo più giusto e più libero». Chi avesse il materiale, come può consegnarlo? Può mandare una fotografia via mail a comunicazione@istoreco.re.it oppure con messaggio Whatsapp al numero 370/3134494. Dopo l’emergenza coronavirus, tornati alla normale attività, Istoreco contatterà chi ha inviato una foto, per scansionare in alta definizione i “manifesti-ricordini” segnalati. «Accoglieremo questi importanti segni di memoria nel nostro Polo archivistico, a disposizione di tutta la comunità, dei ricercatori storici e delle future generazioni», assicurano dall’istituto storico. L’appello ha funzionato, la clausura ha forse aiutato perché gran parte delle persone sono in casa e hanno potuto mettersi alla ricerca dei cimeli di famiglia, mandandoli poi a Istoreco nel giro di pochissime e ore. —
Adr.Ar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
